Esempi di globalizzazione: quali sono e perché

mondo globalizzazione

Di esempi di globalizzazione nel mondo ce ne sono parecchi ormai perché viviamo tutti iperconnessi, molti sono made in USA ma ne abbiamo anche uno tutto italiano: la Nutella. Questa crema a base di cacao, nocciole e olio di palma secondo l’OCSE è infatti diventato ormai da anni un simbolo dell’Italia nel mondo e per l’Italia è diventato un esempio di successo economico e di imprenditorialità, nonostante gran parte degli ingredienti provenga da altre parti del mondo.



Che cos’è la globalizzazione

Prima di analizzare il fenomeno Nutella andiamo a comprendere meglio cosa si intende per globalizzazione. Si tratta di un fenomeno legato all’intensificazione degli scambi economico-commerciali e degli investimenti internazionali su scala mondiale. A cavallo tra il XX e il XXI secolo c’è stato un forte aumento e le economie nazionali sono diventate sempre più interconnesse e l’una dipendente dall’altra. Questo processo ha delle conseguenze sia positive che negative, di certo ne ha parecchie e non solo a livello economico ma soprattutto a livello sociale, culturale, politico, tecnologico e sanitario.

Lo sfruttamento, il degrado ambientale, il rischio dell’aumento delle disparità sociali sono certamente degli aspetti negativi della globalizzazione che ha portato anche alla perdita delle identità locali, alla riduzione della sovranità nazionale e dell’autonomia delle economie locali e anche a dei problemi di privacy. Ma non ci sono solo questi aspetti a cui badare, ce ne sono anche di positivi come ad esempio la velocità delle comunicazioni e della circolazione di informazioni, l’opportunità di crescita economica per nazioni che prima facevano fatica a farsi conoscere e trovare uno spazio nel mercato, la riduzione dei costi per l’utente finale, l’incremento della concorrenza e la contrazione della distanza spazio-temporale.

Nutella esempio di globalizzazione non solo italiano

Guardando nel barattolo della Nutella, possono venirci dei dubbi sul fatto che essa sia davvero il prodotto adatto per rappresentare il nostro Paese perché ci si accorge che molti ingredienti provenienti da almeno tre doversi continenti. La gran parte delle nocciole ad esempio non arriva dall’Italia ma dalla Turchia, anche se l’idea della ricetta è nata pensando alle nocciole del Piemonte, e via via scorrendo gli altri ingredienti troviamo anche l’olio di palma proveniente dalla Malesia, il cacao che arriva dalla Nigeria, lo zucchero dal Brasile e le vanillina dalla Francia. L’unico ingrediente che ci si procura in Italia sarebbe il latte scremato.

nocciole

Anche gli stabilimenti stessi che producono questa gloriosa crema non si trovano tutti in Italia ma anzi sono sempre più sparsi in tutto il mondo, e non è un modo di dire. Circa la metà sono fuori confine e ne troviamo in Australia, Sudamerica, Nord America e Russia. Di Made in Italy non è rimasto molto quindi, per la Nutella, si può parlare di un prodotto globalizzato a tutti gli effetti.

Nell’espandersi all’estero Ferrero, l’azienda che la produce, ha voluto puntare sulle aree che già avevano dimostrato di apprezzare il prodotto, tralasciandone altre come ad esempio l’Asia che lo aveva colto sul mercato in modo abbastanza freddo. Si produce e ci compra a livello globale perché ogni anno le 250 mila tonnellate di Nutella vengono vendute in 75 Paesi, cosa che rende Ferrero ormai una multinazionale.

Altri esempi di globalizzazione

La globalizzazione, o mondializzazione, che dir si voglia, porta il marchio ad essere pienamente riconoscibile in tutto il mondo, senza lasciare spazi liberi, anzi! Questo significa che il nome e il logo della Nutella sono riconoscibili nel mondo tanto quanto lo possono essere anche in Italia. Lo stesso test dobbiamo farlo anche con altri prodotti e brand per capire se sono al pari. Per andare sul sicuro possiamo anche iniziare dalla Coca Cola ad esempio dalle Nike. Sono brand di cui si ritiene ci si debba affidare e sono diventate molto più che produttive ma anche propositive.

Effetti ambientali della globalizzazione

Ma perché abbiamo parlato fino ad ora della globalizzazione in questi spazi? Perché il suo impatto dal punto di vista sociologico e ambientale non è affatto banale ed è importante per tutti che ne siamo tutti consapevoli. Questo fenomeno ha prima di tutto fatto aumentare le diseguaglianze tra i paesi del mondo ridisegnando delle priorità in base al loro sviluppo economico e alla capacità di gestire le risorse e la velocità della nuova economia. La differenza si nota soprattutto tra i Paesi del Nord e i Paesi del Sud del mondo.

I primi hanno una maggiore ricchezza ed una migliore aspettativa di vita, mentre quelli del Sud hanno un forte tasso di mortalità causato dalla malnutrizione, manca l’acqua potabile e avere le cure mediche è molto difficile accesso. Se i paesi del Sud sono peggiorati fortemente con la globalizzazione, e con il Corona virus, anche i paesi più ricchi e sviluppati stanno pagando alcune conseguenze negative come ad esempio la quasi totale perdita del senso di comunità, un aumento dello stress, la criminalità e la paura per la nuova situazione mondiale.

Alla globalizzazione si intreccia il problema della sovrappopolazione che ha portato ad una forte urbanizzazione, soprattutto nel terzo mondo. E’ chiaramente una pericolosa minaccia per l’ambiente e per le risorse naturali, perché può causare cambiamenti climatici, inquinamento e riduzione delle risorse non rinnovabili.

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Pubblicato da Marta Abbà il 23 Febbraio 2021