Energia termica sempre più da fonti rinnovabili

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L’importanza per il futuro della produzione di energia termica da fonti rinnovabili sta nel fatto che la maggior parte dell’energia la consumiamo per produrre caldo e freddo e non per accendere o spegnere le lampadine. In Italia il 45% dei consumi finali complessivi è legato ai consumi di energia termica (riscaldamento e raffreddamento) che superano il consumo di energia per i trasporti (34%) e doppiano abbondantemente i consumi tipicamente elettrici.

Le previsioni dicono che da oggi al 2030 ci sarà un incremento significativo dei consumi di energia termica da fonti rinnovabili e questo darà un forte impulso a materie prime, sistemi e tecnologie come biomassa, pompe di calore, solare termico, energia geotermica e teleriscaldamento.

Come cambia la produzione di energia termica? Stando ai dati del 2011 (ultimi disponibili) la fonte prevalente di energia termica è il gas naturale (63%) seguita dai prodotti petroliferi (gasolio, gpl, olii combustibili…) con il 17%, dai combusibili solidi (carbone) al 6% e da un 6% di consumo di calore derivato (cogenerazione). I consumi di energia rinnovabile per usi termici pesano poco più del 7 per cento ma sono in costante aumento.

Un primo aspetto importante dell’energia termica è che i consumi finali avvengono tramite dispositivi o impianti per la produzione di calore installati presso gli utenti e non direttamente tramite una distribuzione di rete, come avviene per l’elettricità. Questo avrà un impatto positivo sull’indotto (produzione, vendita e manutenzione di tecnologie) che nel caso delle termiche rinnovabili avvantaggerà l’economia nazionale visto che i dispositivi di cui sopra sono spesso prodotti dell’industria italiana articolata su diverse filiere (termoidraulica, termomecanica, agroindustriale). Dunque gli incentivi, se ci saranno, avvantaggeranno l’industria tricolore invece di finire all’estero.

Negli ultimi 20 anni sono quintuplicati i consumi di energia termica da fonti rinnovabili

Negli ultimi 20 anni sono quintuplicati i consumi di energia termica da fonti rinnovabili

Un secondo aspetto, conseguente al primo e palesato dai trend, è che la diffusione dei consumi di energia termica prodotta con fonti rinnovabili è determinata dalle scelte dei consumatori finali, famiglie e aziende, e non dalle grandi imprese di produzione dell’energia come avviene nel settore elettrico. Questo lascia prevedere che la scelta della fonte di energia, e delle tecnologie con cui essa viene consumata, arriverà sempre più dal basso e dipenderà dal grado di sensibilità delle persone.

Quali fonti rinnovabili di energia termica? Nel caso della biomassa legnosa secca, l’Italia ha un buon potenziale ed è anche produttrice di stufe, caldaie e termocamini che in buona parte esporta. Da un consumo prevalentemente domestico si potrebbe passare a un consumo industriale e di rete, mai però slegato da una gestione ecologica e sostenibile della materia prima legno.

Per il consumo di energia termica rinnovabile da pompe di calore aerotermiche (aria-aria o aria-acqua) e geotermiche (acqua-acqua a ciclo aperto o chiuso) il piano d’azione nazionale prevede un forte incremento da qui al 2020 e per l’associazione Amici ella Terra che si occupa di tematiche energetiche la diffusione di questi dispositivi sarà ancora maggiore.

Anche per il solare termico il PAN indica un forte sviluppo in prospettiva 2020 (in questo caso però le stime degli Amici della Terra sono più caute). I 140 ktep di energia termica consumata in Italia nel 2011 (che corispondono a 3 milioni di mq di pannelli solari termici installati) arriveranno secondo gli Amici ella Terra a 1250 ktep nel 2020 (a oltre 1500 secondo le stime del PAN).

Interessantissimo anche il fronte degli usi diretti di energia geotermica, che generalmnte avviene tramite lo sfruttamento di acque calde per usi balneo termali, usi agricoli, di acquacoltura, industriali e di teleriscaldamento. Secondo le stime dell’Unione Geotermica Italiana, per gli diretti in bassa entalpia si prevede una crescita molto rilevante da qui al 2030.

Pubblicato da Michele Ciceri il 11 novembre 2013