Decoro Urbano: occhi aperti, cittadini

Decoro urbano

“Decoro Urbano”: gratuito, trasparente e social. Ecco come dialogare con le amministrazioni pubbliche e partecipare attivamente al miglioramento della propria città. Non è solo una questione estetica ma di rispetto per l’ambiente e per chi lo abita. Noi. Fabrizio Verrocchi ci racconta come è nato, cosa è diventato in due anni e cosa potrebbe diventare… sbarcando addirittura in America.

1) Decoro Urbano: di cosa si tratta?

Decoro Urbano è nato nei primi mesi del 2011 per costruire un filo diretto tra cittadini ed istituzioni, sfruttando l’estrema capillarità degli smartphone e la potenza dei social media. Il progetto consente a chiunque di contribuire personalmente alla cura della propria città, collaborando con l’amministrazione segnalando problemi in tempo reale, su mappe liberamente accessibili per gli oltre 8000 comuni italiani. Decoro Urbano è un’iniziativa no-profit, gratuita per cittadini e amministrazioni, realizzata da Maiora Labs, un “laboratorio di startup” che opera nel settore ITC dal 2010.



2) Cosa si può segnalare e come?

Le categorie attualmente disponibili sono rifiuti, vandalismo e incuria, dissesto stradale, degrado zone verdi, segnaletica e affissioni abusive. Per effettuare una segnalazione l’utente deve creare un proprio profilo sul sito di Decoro Urbano: da quel momento può inviare segnalazioni dal lì o dall’app gratuita per iPhone e dispositivi Android. Le segnalazioni che arrivano da smartphone sono geolocalizzate tramite il GPS del dispositivo, mentre da web va inserito l’indirizzo in un apposito campo. Da quel momento, la segnalazione è pubblica e un Comune può cambiarne lo status, da “in attesa” a “in carico” e infine “risolta”.

3) Quanti Comuni ad oggi sono presenti? Che tipo di segnalazioni ricevete?

In 2 anni Decoro Urbano ha accolto più di 80 amministrazioni comunali per oltre 20mila segnalatori in tutta Italia. Si è formata una community decisamente eterogenea, accomunata dall’impegno e dal senso civico. Sommando i residenti dei “Comuni Attivi” possiamo dire che ad oggi circa 4 milioni e mezzo di cittadini hanno l’opportunità di utilizzare questo strumento per richiedere ed ottenere risposte dalle proprie  amministrazioni comunali. Un risultato decisamente incoraggiante per un progetto autofinanziato e promosso esclusivamente attraverso il Web.

4) Che risposta hanno dato istituzioni e PA al vostro stimolo?

Nel corso di questi tre anni abbiamo assistito alle reazioni più diverse. Da chi ci ha accolto con a chi ha fatto di tutto per evitarci. Nel complesso l’esperienza è decisamente positiva, spesso le PA ci contattano in seguito alle tante segnalazioni dei propri residenti, altre volte si tratta di Comuni che “giocano d’anticipo”. Sin dall’inizio la risposta dei Comuni è stata oltre le nostre aspettative: 85 non sono certo pochi. Una sponsorship con una realtà eco-friendly o un finanziamento pubblico ci permetterebbero di accelerare e di evolvere il servizio in tante direzioni, garantendone la stabilità nel tempo.

5) Avete collaborazioni con università o altre realtà?

Con Decoro Urbano siamo stati tra i co-fondatori di Wikitalia. Le nostre peculiarità sono giunte anche nel mondo universitario: siamo oggetto di diverse tesi di laurea e iniziamo ad essere considerati fonte di dati. Rilasciando le segnalazioni in Open Data, Decoro Urbano fornisce dati di indubbio interesse prodotti costantemente dai cittadini, accessibili per scopi statistici, ricerche e integrazioni con altri servizi.

6) In cosa consiste la vostra collaborazione con #salvaiciclisti?

Su bici.decorourbano.org è presente una mappa tematica con tutte le segnalazioni relative alla ciclabilità, in supporto alla campagna e che, nel tempo, ha raccolto quasi duecento segnalazioni.

7) CleanApp: di cosa si tratta? In che modo si intreccia al vostro progetto?

CleanApp è un progetto ideato da un professore universitario statunitense, che ha tra gli obiettivi quello di replicare il “modello” Decoro Urbano (servizio gratuito per cittadini e PA, dati aperti, codice aperto, trasparenza) e di applicarlo su scala globale.

Pubblicato da Marta Abbà il 2 luglio 2013