Complesso di Edipo: significato

Complesso di Edipo

Molto più noto di quello di Elettra, il complesso di Edipo colloca in una fascia di età che solitamente va da due anni e mezzo ai sette anni e mezzo e, spiegato in breve, è il rifiuto incosciente del genitore del proprio sesso. Lo si spiega con la proiezione amorosa nei suoi confronti, ma ci sono ovviamente degli approfondimenti da fare per non banalizzare quello che, se irrisolto, è un complesso che può portare a dei problemi comportamentali e sociali. Spesso e volentieri, per fortuna, il complesso di Edipo si rivela una fase passeggera: man mano che il bambino si identifica con il genitore del proprio sesso, tutto passa.



Complesso di Edipo: significato

Teorizzato da Freud, questo complesso comprende una serie di comportamenti che fanno a capo della stessa dinamica. Il bambino infatti attorno ai due anni e mezzo tre, può provare una serie di impulsi che, in un modo o nell’altro, lo inducono a essere attratto dalla madre e a provare antipatia per il padre che diventa un suo competitors. Lo può dimostrare in vari modi, anche a seconda del carattere e del tipo di famiglia, dell’educazione che gli si sta impartendo.

Inizialmente il complesso di Edipo era un termine che aveva significato solo per i maschi, oggi la si utilizza anche per le femmine quando vivono una situazione speculare, anche se il termine da impiegare sarebbe complesso di Elettra.

Complesso di Edipo: significato

Complesso di Edipo: irrisolto

Da un lato un atteggiamento come quello alla base del Complesso di Edipo è comprensibile e può essere visto come una tappa importante, quasi essenziale, per lo sviluppo della sessualità e della personalità. E’ meglio che i genitori stiano in allerta, senza però allarmarsi, per capire come questo meccanismo si sviluppi nei mesi.

Il bambino può diventare aggressivo, ciò che si cerca di fare è di spiegargli che è una utopia l’idea di sposare “la mamma o il papà” e che lui potrà trovare una persona diversa, in futuro, o anche all’asilo, con fraternizzare, costruire un futuro, diventare genitore a sua volta, se vorrà.. ec così via.

Quando il Complesso di Edipo resta irrisolto, può essere fonte di problemi psichici più o meno gravi ma certamente da identificare, conoscere e gestire, mai da trascurare anche se poco evidenti. Da adulto, chi non ha gettato alla spalle tutti i pensieri legati al complesso, può avere forti difficoltà nella ricerca di un partner e nella costruzione di una relazione sentimentale.

Spesso non si collega direttamente ciò che si è vissuto a 3 anni con dei problemi che si hanno a 30 e passa, ma tutto si può ricondurre ad una fase iniziata allora e mai terminata. Altri segnali di un Complesso di Edipo irrisolto possono essere la tendenza ad idealizzare le persone, una rabbia repressa, l’incapacità di comunicare o l’accumulare tensioni che nel tempo possono diventare delle grosse sofferenze.

Complesso di Edipo: irrisolto

Il nome di questo complesso è tratto dalla tragedia di Sofocle, Edipo re, a sua volta ispirata ad un mito greco che è stato tramandato per anni e anni per via orale. Edipo, come ci racconta Sofocle, dopo essere stato abbandonato alla nascita, si trova ad uccidere il padre, che non conosce, e a sposare sua madre non sapendo che si tratta della donna che lo ha messo alla luce.

Ovviamente Edipo non soffriva del Complesso di Edipo essendo ignaro del legame che aveva sia con l’uomo che ha ucciso sia con la donna che ha sposato. Anche il complesso per bambine, quello di Elettra, tra ispirazione da miti e storie della Grecia antica.

Complesso di Edipo: come uscirne

Per evitare che resti irrisolto, vediamo come il complesso può essere affrontato. La fase in cui il bambino lo risolve spontaneamente, crescendo, è quella dei 5-7 anni, se ciò non accade, meglio intervenire in modo da condurlo a concludere il passaggio e lasciarsi alle spalle il complesso, l’antipatia per il padre e il legame stretto e innaturale con una madre che vorrebbe come sua compagna.

Attorno ai sei anni il bambino vira verso il padre “babbo”, che siano pesca, calcio, videogame, un giro al parco o al mare. Utile è creare momenti in cui padre e figlio possono condividere qualcosa di piacevole che li aiuta a costruire o a rafforzare un rapporto che durerà a lungo. Nulla di troppo forzato: l’uscita dal complesso deve suonare naturale ma può essere dolcemente guidata.

Complesso di Edipo: sintomi

Abbiamo accennato ai sintomi del complesso quando irrisolto, anni e anni dopo, ma non di come esso si manifesta nel momento in cui si innesca il meccanismo di “amore” verso il genitore di sesso opposto. Attorno ai due o tre anni ciò che accade è che il bambino diventa possessivo, solo e molto, nei confronti della madre chiedendo coccole e attenzione.

Spesso può arrivare ad intromettersi quando vede i due genitori scambiarsi effusioni, cercando anche di interrompere la loro intimità sessuale, magari facendo una improvvisata in camera loro senza bussare. Quando il bambino non riesce ad avere la mamma tutta per sé, lontana dal padre, può provare rabbia e frustrazione, diventare aggressivo, avere incubi e comportamenti esageratamente collerici.

Complesso di Edipo: psicologia

Questa fase è molto studiata in psicologia, sia nel contesto della famiglia, sia negli sviluppi che ha quando resta irrisolta, non termina. La psicologia può aiutare i genitori ad affrontare questo complesso con più lucidità e immediatezza di azione senza che si facciano sopraffare da sensi di colpa e ansia.

Complesso di Edipo: psicologia

Complesso di Edipo libri

Nel libro “Il complesso di Edipo”, scritto da Juan D. Nasio, tradotto da M. Alessandrini, troviamo una chiave di lettura innovativa di un concetto che da sempre si discute e che spesso viene nominato senza troppi approfondimenti.  Nelle pagine del libro, disponibile anche on line su Amazon, possiamo trovare il complesso di Edipo nelle sue manifestazioni relazionali, prive di cliché e molto concretamente affrontate in modo da entrare nel merito.

Potrebbe interessarti anche l’articolo sul complesso di Telemaco, molto meno noto ma altrettanto interessante. Se vi è piaciuto questo articolo continuate a seguirmi anche su TwitterFacebookGoogle+Instagram

Pubblicato da Marta Abbà il 22 luglio 2018