ClimaticaMente: cambiamenti del clima e comportamenti ecosostenibili

ClimaticaMente

Il clima sta cambiando in tutto il mondo. E’ un dato di fatto e non più una teoria da provare. Scienziati e ricercatori lo sanno e lo dicono da tempo ma sembra che “i potenti della Terra” ancora non abbiano capito la gravità del problema e che non è possibile continuare a “proseguire come se niente fosse”.

Per evitare il disastro è necessario agire … e molto in fretta!

CimaticaMente è la conferenza organizzata il prossimo mercoledì 25 settembre, da Progetto Mirasole Impresa SocialeFondazione L’Albero della Vita per condividere gli ultimi dati sul riscaldamento climatico, per comprendere i cambiamenti a cui sta andando incontro il nostro territorio e per capire cosa fare per “cambiare la rotta” e per rendere il mondo più verde e sostenibile.



ClimaticaMente: quando si svolgerà

Climaticamente si svolgerà il giorno mercoledì 25 settembre 2019, nella bellissima Abbazia di Mirasole, a Opera (MI), Str. Consortile Mirasole, 7, dalle ore 9:30 alle ore 13:30 con ingresso gratuito previa iscrizione (NECESSARIA PER ACCEDERE) sulla pagina ufficiale dell’evento raggiungibile a questo link.

IdeeGreen.it a ClimaticaMente

La nostra IdeeGreen Società Benefit ha aderito con piacere all’iniziativa e anch’io cercherò di fornire il mio contributo nella sessione dedicata ai cambiamenti che tutti noi dovremo mettere in atto verso comportamenti sostenibili. Racconterò cosa noi di IdeeGreen stiamo facendo per rendere concreto il nostro impegno, non solo per quanto riguarda le azioni in campo ambientale ma anche per quanto concerne il nostro benessere psicofisico e il rapporto con la natura, soprattutto per chi vive in città.

Il programma di ClimaticaMente (aggiornato al 19 settembre)

Programma ClimaticaMente

Programma ClimaticaMente

 

27 anni dalla firma della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici: tante parole e pochi fatti

Sono passati 27 anni dalla firma della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (United Nations Framework Convention on Climate Change, UNFCCC), avvenuta nel giugno del 1992 e sottoscritta nella Conferenza delle Nazioni Unite sull’Ambiente e lo Sviluppo dello stesso anno, a Rio de Janeiro.

Il 12 giugno 1992 154 nazioni avevano firmato la UNFCC e i governi si impegnavano dopo la ratifica a perseguire un “obiettivo non vincolante” per ridurre le concentrazioni atmosferiche dei gas effetto serra con l’obiettivo di “prevenire interferenze antropogeniche pericolose con il sistema climatico terrestre”.

Secondo i termini dell’UNFCCC, avendo ricevuto le ratifiche di più di 50 Paesi, il trattato entrò in vigore il 21 marzo 1994.

Da quel momento, le parti si sono incontrate annualmente nella “Conferenza delle Parti (COP)” per analizzare i progressi nell’affrontare il fenomeno del cambiamento climatico, iniziando da metà degli anni 1990, per negoziare il Protocollo di Kyōto per stabilire azioni giuridicamente vincolanti per i Paesi sviluppati nella riduzione delle loro emissioni di gas serra.

L’ultima COP (la COP24), si è svolta dal 3 al 14 dicembre 2018 a Katowice, in Polonia. La COP24 si è occupata di definire le regole di attuazione dell’Accordo di Parigi del 2015. L’obiettivo ultimo è stato quello di cercare di mettere un freno al cambiamento climatico a livello globale e definire un “Rule Book”, un libro guida per attuare tutti i principi dell’Accordo, che entrerà in vigore nel 2020.

In tutti questi anni tante parole, tanti buoni intenti ma pochi fatti! La realtà è che quasi tutti i governi firmatari NON HANNO FANNO ABBASTANZA e addirittura siamo arrivati ad avere un presidente degli Stati Uniti d’America che ha ritirato gli impegni e ha negato le evidenze scientifiche che provano i cambiamenti climatici, per poi iniziare a ravvedersi, proprio negli ultimi mesi, dopo che eventi meteorologici del tutto anomali e devastanti hanno ulteriormente confermato i cambiamenti in atto.

2 gradi non bastano più!

Il limite di 2 gradi imposto dal COP21 ormai non è più sufficiente: per evitare catastrofi non possiamo permettere alle temperature di salire oltre 1,5 gradi e per questo dobbiamo diminuire del 45% le emissioni di CO2 nell’aria entro il 2030, percentuale che deve salire al 100% entro il 2050.

Nel corso della Cop24 si anche stabilito come distribuire le risorse finanziarie necessarie a sostenere i paesi meno sviluppati per indurli a ridurre le proprie emissioni di CO2.

Mancano sempre i fatti …

I rischi per l’umanità connessi al cambiamento climatico

Secondo uno studio, pubblicato il 19 novembre 2018 su Nature Climate Change, il riscaldamento globale sta esponendo l’umanità a rischi enormi. L’aumento di così tanti fenomeni meteorologici estremi potrebbe costringere alcune aree del pianeta ad affrontare almeno 6 crisi legate al cambiamento climatico entro la fine di questo secolo.

I 23 autori della ricerca, che si sono impegnati in uno sforzo multidisciplinare senza precedenti, esaminando oltre 3 mila articoli sui diversi effetti del cambiamento climatico, hanno determinato 467 modi in cui tali cambiamenti influiscono sulla salute fisica e mentale, sulla sicurezza alimentare, sulla disponibilità di acqua, sulle infrastrutture e su altri aspetti della vita sulla Terra. Il documento include una mappa interattiva dei vari pericoli a seconda dei livelli di emissioni di anidride carbonica da qui al 2095.

Come conseguenze dei cambiamenti in corso si evidenziano in particolare:

  • aumento della temperatura del pianeta
  • aumento e riduzione delle precipitazioni
  • aumento nella frequenza e nell’intensità di eventi climatici estremi
  • aumento del rischio di desertificazione
  • diminuzione dei ghiacciai e delle nevi perenni
  • crescita del livello del mare
  • perdita di biodiversità
  • diffusione delle malattie
  • problemi nella produzione alimentare.

I dati e le ricerche scientifiche evidenziano come l’alterazione di questi fattori, non solo è in corso, ma sarà sempre più rilevante in futuro incidendo fortemente sulla nostra vita quotidiana.

I dati allarmanti sul cambiamenti climatico in Italia

L’allarme legato ai cambiamenti climatici è particolarmente grave per il nostro Paese. Analizzando attentamente i dati delle temperature, l’Italia si stia scaldando più velocemente della media globale e di altre terre emerse del pianeta. Il nuovo record raggiunto nel 2014 è stato di +1.45°C rispetto al trentennio 1971-2000 (fonte: ISAC-CNR).

Anche a livello globale nel 2014 è stato toccato il record delle temperature globali, con un aumento di +0,46°C rispetto al trentennio 1971-2000.

La tendenza del riscaldamento globale, che si può calcolare valutando non solo i dati di un anno ma l’andamento degli ultimi decenni, è per l’Italia una volta e mezzo quella delle media delle terre emerse e il doppio di quella di tutto il Pianeta.

I “migranti ambientali”

Tra le conseguenze più gravi dei cambiamenti climatici rientra il fenomeno che possiamo definire dei “migranti ambientali”,cioè di quelle persone costrette a lasciare i territori di nascita o di elezione perché resi invivibili dalle conseguenze dei cambiamenti climatici. I numeri di questi “eco-migranti” sono in costante crescita in corrispondenza dell’intensificazione delle catastrofi ambientali che hanno colpito la terra.
Ma anche eventi climatici meno immediati, come ad esempio la desertificazione o la perdita di produttività del suolo, inducono le persone ad abbandonare le loro case in assenza di quelle condizioni di base che rendono il territorio vivibile i cambiamenti dei sistemi ecologici e forestali, che tenderanno in parte a disgregarsi (quei sistemi meno veloci ad adattarsi alle mutate condizioni), e in parte a spostarsi verso più alte latitudini, con le conseguenti modifiche del paesaggio e con profonde implicazioni soprattutto nei settori dell’agricoltura, del turismo e tempo libero, le modifiche degli ambienti marino costieri, le ripercussioni sul sistema socio-economico, non solo per le mutate condizioni di sviluppo economico, ma anche per le mutate opportunità di lavoro e di occupazione delle nuove generazioni e per i maggiori rischi sanitari della popolazione più vulnerabile agli effetti dei cambiamenti del clima.

Tutti questi eventi nefasti stanno inoltre alimentando guerre locali, terrorismo, situazioni di insicurezza e aumento della criminalità che sono sempre alimentate dalla povertà e dalla mancanza di cultura e istruzione. Vi segnalo ad esempio il contributo di Emanuele Bompan sul nostro sito dedicato alle Guerre per l’Acqua e al fenomeno del Water Grabbing.

E’ necessario intervenire al più presto, non solo a livello dei governi ma anche nei piccoli comportamenti quotidiani che moltiplicati per milioni di persone determinano effetti di portata nazionale o addirittura globale.

ClimaticaMente sarà un’appuntamento da non perdere per sentire il pensiero di alcuni esponenti della società civile impegnati nella lotta contro i cambiamenti climatici e per alimentare la propria consapevolezza verso comportamenti sostenibili.

Pubblicato da Matteo Di Felice il 19 Settembre 2019