Circular Economy: una Risorsa Competitiva per le Aziende

Circular Economy

Circular Economy, all’italiana, ovvero Economia circolare. In qualsiasi lingua la si voglia definire, in sostanza di tratta di un sistema economico che nasce con caratteristiche che gli permettono di rigenerarsi da solo. La Ellen MacArthur Foundation definisce la Circular Economy quella in cui si notano due flussi di materiali, quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera.

Con queste premesse di contesto, e più teoriche, scendiamo con i piedi per terra, in terra italiana, a Milano dove Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza assieme all’Università Bocconi il 24 ottobre ha organizzato un appuntamento dedicato questo sistema economico dando spazio a chi lo traduce in fatti o in progetti pronti da realizzare.



Circular Economy: obiettivi e vantaggi

Quello a cui si mira mettendo in atto principi di Circular Economy, e a ridurre il prelievo di risorse naturali e i rifiuti da smaltire, cosa possibile se si studiano e si applicano modelli di produzione e di consumo che già prevengano la produzione di rifiuti e rendano possibile un uso prolungato della maggior parte dei prodotti. E’ importante anche sensibilizzare e facilitare ogni possibilità di riuso e riciclo.

I vantaggi di questo sistema economico sempre più necessario, non sono solo ambientali, riguardano anche le aziende e il loro business, al di là dei Paesi e dei settori in cui esse operano. Lo mostrano bene gli esempi che proprio il 24 ottobre sono stati illustrati a Milano assieme alle prospettive emergenti dalle attività del progetto C.E.R.C.A. Vediamone alcuni.

Circular Economy

Circular Economy per Bracco Imaging

Nel contesto dell’Economia Circolare, l’azienda Bracco ha approfondito il tema dell’LCA, acronimo di Life Cycle Assessment, ovvero la “valutazione del ciclo di vita”, un concetto molto importante quando si tratta di ridurre i rifiuti e gli sprechi. Per valutare, appunto, il ciclo di vita di un certo prodotto o materiale, o anche di un servizio, è necessario passare in rassegna tutte le interazioni che esso ha, dalla sua nascita fino alla sua dismissione finale, analizzando anche come viene distribuito ed utilizzato.

Sulle basi delle norme che oggi regolano la procedura LCA a livello internazionale (ISO 14040 e 14044), emerge che, per fare ricerca su acque e fanghi derivanti da un depuratore, che tratta acque farmacutiche, serve un’autorizzazione per il trattamento dei rifiuti pericolosi. Il problema è che occorrono in media 18 mesi per ottenerla.

Questo rappresenta un ostacolo per la Circulary Economy perché proprio la valutazione del ciclo di vita, permette di capire come migliorare gli aspetti ambientali dei prodotti nei diversi stadi del loro ciclo di vita, supportando anche le decisioni strategiche delle aziende e scegliendo con coerenza degli indicatori rilevanti di prestazione ambientale e le relative tecniche di misurazione. Senza scordare che, quanto detto sopra, porta alle aziende che se ne interessano, un effettivo risparmio, oltre ad un’ottima ama di realtà green.

Circular Economy per Carlsberg

Una azienda come Carlsberg, ha messo al centro del proprio intervento il design e come studiare quello ottimale per fare passi avanti verso un processo di “dematerializzazione” in perfetta sintonia con gli obiettivi dell’Economia Circolare: far diminuire la quantità di rifiuti. Il packaging molto spesso in breve diventa rifiuto, ha vita breve anche se a livello di marketing, sembra a volte essenziale.

Una azienda che ha al centro della sua attività in prodotto avvolto da un packaging, può agire in ottica “circular” scegliendo materie prime a minor impatto ambientale e riducendo le quantità utilizzate per il proprio design in un’ottica di efficientamento. La parola “scarti” non dovrebbe comparire nelle sua linee guida, secondo Carlsberg che si sta dando da fare in tal merito puntando soprattutto sulle innovazioni tecnologiche senza però scordare attività di sensibilizzazione dei consumatori.

Circular Economy

Circular Economy per SOL spa

Questa azienda annovera tra le sue attività quella dell’assistenza domiciliare con il suo ramo “VIVISOL” con cui è il terzo operatore in Europa con circa 350.000 pazienti serviti giornalmente ed oltre 1.700 dipendenti. In ottica di Economia Circolare ha approfondita le modalità di recupero del kit per ventilazione meccanica invasiva proponendosi di vagliare le varie possibilità di recuperare parte dei prodotti consumabili in esso contenuti.

Il kit standard viene fornito una volta all’anno, ogni anno, ai pazienti in ventilazione invasiva al termine dell’assistenza. Utilizzando modelli elaborati da IEFE dell’Università Bocconi per capire vantaggi ambientali e risparmi economici derivanti dal recupero dei materiali, SOL ha cercato di immaginare le conseguenze dei miglioramenti introducibili nel settore.

Per ciascuna delle 9.000 persone in ventilazione intensiva che si contano oggi in Italia, il kit è costituito da 365 filtri, 1.000 sondini, 365 garze speciali, 150 catheter mount e 12 tubi, tutti in confezioni sterili sigillate singolarmente. Il tasso di recupero di questo materiale può variare dal 20% all’80% ma è necessaria, come SOL ha sottolineato, la collaborazione dei produttori, perché il cerchio della “circulary economy” si chiuda davvero.

I vantaggi sarebbero consistenti: in termini di kg di CO2 equivalente risparmiata, con il tasso di recupero dei kit minimo (20%) si arriverebbe a 466 t annue, con un tasso massimo (80%) addirittura 1.863 t annue, l’equivalente dell’assorbimento annuo di circa 18.632 – 74.528 piante.

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Pubblicato da Marta Abbà il 10 novembre 2017