Cefalopodi: molluschi marini

Cefalopodi

Ci sono molti animaletti che appartengono alla categoria dei Cefalopodi ciò che hanno tutti in comune è il mantello avvolge tutto il loro corpo con una spessa muscolatura. Lascia liberi la testolina, con gli occhi, e i tentacoli con le “braccia”. C’è una seconda caratteristica tipica dei cefalopodi: la presenza di una conchiglia interna.



Cefalopidi: molluschi

Se non lo si è intuito dai due elementi descritti, stiamo parlando di molluschi, ma non solo, visto che la classe Cephalopoda include seppie, polpi, calamari e nautili, i più complessi esemplari tra i molluschi. Stiamo parlando di invertebrati ma questi molluschi possono presentare una conchiglia come nel caso della seppia che ha il suo “osso di seppia”. Noi lo utilizziamo come nutrimento per gli uccelli in gabbia, canarini, pappagalli o altri, perché è stato notato il suo alto contenuto di calcio.

I tentacoli che sbucano dallo “scudo” di questi animali sembrano studiati per permettere loro di muoversi ad alta velocità e risultare così degli ottimi predatori. Sbucano nella parte anteriore dell’animale, servono sia per muoversi, sia per catturare le prede, e non scordiamo che i cefalopodi hanno bisogno anche di aderire al substrato.

Cefalopodi: immagini

Cefalopodi immagini

Cefalopodi immagini

Cefalopodi: elenco

L’elenco completo di Cefalopodi è complesso da riportare e lasciamo questo lavoro agli esperti, noi suggeriamo un tocco a tema con questa categoria, da inserire nelle nostre sale da bagno. Un simpatico tappeto da toilette morbido con molluschi, a 20 euro su Amazon, per chi ama sentirsi sempre un po’ al mare in compagnia degli animali che vi abitano.

Cefalopodi elenco

Cefalopodi giganti

Tra i cefalopodi giganti troviamo i calamari giganti che sono tra le specie più famose proprio per le loro dimensioni. Ce ne sono due versioni, il “calamaro gigante” e il “calamaro colossale”, il primo raggiunge le dimensioni di 20 metri e vive nelle profondità degli oceani, dai 200 fino ai 100 metri sotto il livello del mare. Non è così facile incontrarlo.

Anche il secondo se ne sta molto lontano dalla superficie dell’acqua ed è il più grande tra tutti gli invertebrati, si nutre di pesci, di quelli che trova nelle sue zone, e si muove con lunghi tentacoli andando anche a catturare e mangiare calamari di dimensioni più modeste. Un calamaro molto noto è poi quello di Humboldt

Cefalopodi marini

Sono animali marini, i cefaloidi, nella quasi totalità dei casi, e vivono strisciando sul fondale grazie ai tentacoli. Per muoversi e restare “sospesi” azionano un meccanismo di propulsione a getto molto particolare, da studiare!

Riempiono il mantello di acqua, totalmente, e poi la rilasciano all’esterno ad alta velocità, in questo modo si spingono potentemente. Tra i cefalopodi ci sono anche seppie, polpi e calamari, che hanno delle caratteristiche un po’ da vertebrati, come gli occhi, e li usano per adocchiata la preda.

Per catturarla usano quelle piccole ventose che hanno sulla superficie dei tentacoli, di solito tra le loro vittime ci sono piccoli invertebrati che vivono sul fondo del mare ma se parliamo di calamari, c’è da dire che cacciano anche i pesci e i gamberi mentre i polpi vanno a caccia di crostacei, pesci e chiocciole e lo fanno soprattutto di notte.

Cefalopodi in acqua dolce

Sono rari ma ci sono alcuni molluschi di acqua dolce, sono i Gasteropodi e i Bivalvi. Entrambi non sfoggiano conchiglie molto colorate, hanno delle tinte più modeste e spente, colori opachi, sul marrone. I cefalopodi di acqua dolce vivono sia in acque dolci che in quelle salmastre, l’importante è che non siano troppo acide e con forte corrente.

Ci sono delle specie di molluschi bivalvi che oggi sono a rischio, in pericolo di estinzione, sono creature necessarie per la biodiversità del nostro pianeta e anche ‘chiave’ per i laghi e i fiumi in cui fanno da elemento filtratore. La loro presenza influenza fortemente la natura dei fondali.

Se vi è piaciuto questo articolo continuate a seguirmi anche su TwitterFacebookGoogle+Instagram

Pubblicato da Marta Abbà il 30 giugno 2018