L’era del carbone è finita, lunga vita alle rinnovabili

In Italia falliscono le prime centrali a carbone e nel globo una serie di eventi lanciano i primi segnali che indicano la fine dell’era del carbone. A parlarne è Carl Pope, ex presidente di Sierra Club, l’organizzazione nata nel 1892 per la protezione degli ecosistemi terrestri. Carl Pope elenca numerosi indicatori che segnalerebbero l’imminente fine dell’era del carbone, in questo articolo ne riporteremo qualcuno.

Con i combistibili alternativi e l’energia pulita, il carbone diviene una risorsa costosa e difficile da gestire. In molti paesi vi sono aggravanti per le emissioni di CO2 e agevolazioni fiscali per le industrie più green. Così le fonti rinnovabili iniziano a diffondersi e i colossi del carbone danno i primi cenni di regressione.

-Nel mese di marzo, il gruppo Tata, una grossa potenza indiana che produce energia da fonti a carbone, ha annunciato che i progetti basati sul carbone stavano diventando impossibili, non garantivano alcun sviluppo economico e per questo ogni sorta di investimento nel carbone è cessato. Il gruppo Tata ha deciso di investire nell’energia eolica e solare.

-Il carbone è più abbondante del petrolio ma non per questo è più economico. Negli Stati Uniti, il più grande fornitore di carbone riesce a produrre ogni tonnellata per soli 12 dollari ma, se si aggiungono i costi di gestione per la fornitura di una centrale a carbone dell’Ohio, il costo arriva a 60 dollari per tonnellata. In Cina la situazione economica peggiora: vi sono ampie riserve di carbone nelle regioni mongole. Qui la Cina può estrarre carbone per 25 dollari a tonnellate e mentre il carbone dal produttore arriva alle centrali, il prezzo supera i 125 dollari per tonnellata.

– Cina e India avevano programmato di acquistare carbone per 40 dollari a tonnellata. Le industrie dei due paesi attualmente si trovano a importare carbone a “buon mercato” per ben 120 dollari per tonnellata. Un costo tre volte superiore alle aspettative iniziali. La Reserve Bank of India ha attuato campagne informative per avvisare gli investitori dei grossi rischi dell’industria del carbone.

-India e Cina sono tra i paesi con le più grandi riserve mondiali di carbone. Un grosso intoppo, però, è nella posizione geografica di tali riserve. Le miniere di carbone si trovano in zone remote, mal collegate con le costiere. I sistemi ferroviari presenti non sono sufficienti a spedire i volumi necessari per le esigenze vigenti. In più, trasportare carbone su rotaie è molto costoso. In più, una buona parte delle spese per il trasporto è costituita dall’acquisto di petrolio, così, quando il prezzo del petrolio aumenta, fa aumentare anche quello del carbone.

L’energia eolica ha dei costi decisamente competitivi. L’industria eolica cinese sta programmando di vendere elettricità pulita a un prezzo che oscilla dai 7 ai 12 centesimi per kilowatt-ora. L’India, con i suoi parchi solari offre elettricità pulita a 15 centesimi per kilowatt-ora. I prezzi delle energie pulite sono destinati a diminuire mentre l’industria del carbone è destinata a fallire perché incapace di reggere il confronto con le rinnovabili.

Credits | Illustrazione di Baptiste/Château-vacant

 

Pubblicato da Anna De Simone il 5 luglio 2012