La calce è green?

Si sente molte volte parlare di calce spenta, viva, bianca, eccetera, questi aggettivi stanno a indicare un legante pastoso e a lenta presa, senza ulteriori specifiche. Ma che cos’è la calce e soprattutto, è così green come molti portali ci fanno credere?

Quella della calce è un’industria a elevati consumi energetici, nella quale i costi energetici rappresentano fino al 50% dei costi totali di produzione. Il primo impatto ambientale si ha con la produzione, che vede elevate emissioni di CO2 legate al consumo energetico.

A cosa serve la calce?
Secondo l’immaginario pubblico è utilizzata esclusivamente come legante per l’edilizia e per la stabilizzazione delle terre nelle costruzioni stradali e ferroviarie, invece si tratta di un materiale impiegato in numerosi processi industriali come la produzione dell’acciaio, della carta, ma anche dello zucchero! Si utilizza per applicazioni ambientali come la depurazione delle acque reflue e industriali e per il processo di potabilizzazione delle acque. Secondo l’Associazione di categoria la produzione italiana di calce viva, solo nel 2002 ha raggiunto i 2,6 milioni di tonnellate.

Tipologie di legante della calce
Possiamo individuare due tipologie di legante:
La calce aerea e la calce idraulica.
La calce aerea si ottiene dalla cottura, a temperature di 800° circa, di calcare puro. La zolla risultante diventa calce viva. Ma può essere spenta: in abbondanza d’acqua ottenendo del grassello di calce, o in carenza d’acqua (sistema stechiometrico) ottenendo calce idrata. Questo legante indurisce per carbonatazione: all’evaporazione dell’acqua dell’impasto segue infatti un processo di “riappropriazione” dell’anidride carbonica dispersa durante la cottura. Tale processo avviene in tempi, ovviamente, relativamente lunghi.

La calce idraulica, invece, si ricava dalla cottura a temperature un po’ superiori (900°) di calcari marnosi, contenenti cioè argille. I silicati e gli alluminati presenti nelle stesse innescano, in presenza d’acqua, una reazione idraulica che porta a una veloce presa, chiamata appunto presa idraulica, che rende il legante molto più reattivo. Questo secondo tipo di calce permette di lavorare anche in situazioni di umidità (soprattutto nei restauri) o con spessori significativi quali massetti, riempimenti, intonaci di spessore abbondante.

Garantisce comunque la presa in tempi accettabili e l’indurimento anche ai livelli più profondi. Con lo stesso calcare marnoso, se si procede alla cottura a 1500°C, si ottengono i cementi. A queste temperature, però, si produce la “sinterizzazione” del calcare, e si ottiene un klinker estremamente reattivo, che per essere lavorato viene di seguito tagliato con il gesso.

L’aspetto più interessante del ciclo di produzione: il calcare di origine, CaCO3, durante la cottura cede acqua (H2O) e anidride carbonica (CO2), dando come risultato Ossido di Calcio CaO (assieme a piccole parti di altri componenti).
Con l’aggiunta d’acqua nella preparazione dell’ impasto si ottiene CaO+H2O = Ca(OH)2 e cioè IDROSSIDO DI CALCIO; ma una volta applicato l’impasto sulla superficie, abbiamo cessione d’acqua (H2O) e acquisizione di anidride carbonica (CO2).
Il risultato? Esattamente CaCO3, la formula dalla quale siamo partiti.

Con il termine calce si definiscono la calce viva e la calce spenta. La calce viva, o cotta, è ossido di calcio (CaO) o ossido di calcio e magnesio (CaO + MgO). La calce spenta è composta principalmente da idrossido di calcio 6(Ca(OH)2) e comprende calce idrata (polvere essiccata di idrossido di calcio), latte di calce e grassello che prevede l’aggiunta di acqua alle particelle di idrossido di calcio.

L’industria della calce conta oltre 900 impiegati, anche se la stima è in calo dato l’automazione dei processi produttivi. L’impatto ambientale dell’indutria della calce è dettato principalmente dagli elevati consumi di energia e dalle emissioni nocive in aria. Le emissioni nocive deriva te dalla calce includono polveri e anidride carbonica e, in minor quantità, anche monossido di carbonio, ossidi di azoto e anidride solforosa. Dunque, sebbene il suo impiego possa essere considerato, per certi sensi, più “eco-compatibile“, la sua produzione prevede grosse spese ambientali. Un ottimo approfondimento sulla calce è offerto dal documento pdf rilasciato dal portale forumcalce.it

Photo Credits | equilibrium-bioedilizia.it

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Pubblicato da Anna De Simone il 21 maggio 2012