Aprire un agriturismo: cosa occorre?

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Avete l’idea di aprire un agriturismo ma non sapete come affrontare la burocrazia? Non preoccupatevi, l’importante è che il vostro progetto sia valido e fattibile perché il resto si risolve.

Del resto, se ci sono già riusciti in 20mila (tanti sono gli agriturismi italiani censiti dall’Istat) ce la potete fare anche voi. E allora mettetevi comodi e leggete qui sotto cosa serve sapere e cosa serve fare per aprire un agriturismo.

I documenti necessari. Di timbri ne servono parecchi, per cui preparatevi a mettervi a caccia di quelli che vi mancano. Se siete nuovi del mestiere, la cosa potrebbe richiedere un po’ di tempo, ma la pazienza è una dote che non vi può mancare se volete aprire un agriturismo). I documenti richiesti sono:

  • partita Iva;
  • conto fiscale;
  • iscrizione al Registro delle Imprese della Camera di Commercio;
  • iscrizione al registro regionale degli operatori agrituristici;
  • autorizzazione del sindaco per lo svolgimento dell’attività;
  • posizione Inps;
  • posizione Inail;
  • autorizzazione dei Vigili del Fuoco;
  • autorizzazione per l’installazione delle insegne e dei cartelli segnaletici stradali;
  • Libretto di idoneità sanitaria;
  • autorizzazione sanitaria per i locali;
  • tassa sui rifiuti;
  • iscrizione alle associazioni di categoria.

Che cos’è un agriturismo? La definizione è contenuta nella Legge 96 del 20 febbraio 2006, che definisce ‘attività agrituristiche’ le “attività di ricezione e ospitalità esercitate dagli imprenditori agricoli anche nella forma di società di capitali o di persone, oppure associati fra loro, attraverso l’utilizzazione della propria azienda in rapporto di connessione con le attività di coltivazione del fondo, di silvicoltura e di allevamento di animali”.

Naturale la domanda: chi può essere definito imprenditore agricolo?  Questo lo dice l’articolo 2135 del Codice Civile: “è imprenditore agricolo chi esercita (…): coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse”.

Attenzione: per coltivazione del fondo e allevamento di animali si intendono anche le attività che, per realizzare un ciclo biologico o una parte essenziale di esso, utilizzano o possono utilizzare le acque dolci, salmastre o marine. Quindi, a dispetto del suffisso –agri che fa pensare alla terra, è possibile fare agriturismo anche con il mare, i laghi e i fiumi.

Cosa comprende l’attività agrituristica? Posto che in un agriturismo non può mancare un’attività legata all’agricoltura o all’allevamento (anche legata all’acqua come abbiamo detto), la parte ‘turistica’ si fonda su 4 attività:

  • dare ospitalità in alloggi o in spazi aperti destinati alla sosta di campeggiatori;
  • somministrare pasti e bevande costituiti ‘prevalentemente’ da prodotti propri e da prodotti di aziende agricole della zona. Con preferenza per i prodotti tipici e caratterizzati dai marchi DOP, IGP, IGT, DOC e DOCG o compresi nell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali;
  • organizzare degustazioni di prodotti aziendali;
  • organizzare attività ricreative, culturali, didattiche, di pratica sportiva, nonché escursionistiche e di ippoturismo, anche in convenzione con gli enti locali, finalizzate a valorizzare il territorio e il patrimonio rurale. Per queste attività si possono utilizzare superfici anche all’esterno dei beni fondiari che siano nella disponibilità dell’impresa.

Turismo sì, ma senza esagerare. Perché si possa aprire un agriturismo deve essere dimostrato un rapporto di connessione all’attività agricola principale, la quale non deve essere soppiantata dall’attività agrituristica.

Edifici e requisiti igienico sanitari. Per l’attività agrituristica si possono utilizzare gli edifici, o parte di essi, già esistenti nel fondo. I requisiti igienico-sanitari sono stabiliti dalle leggi regionali. Sono sempre le Regioni che, nel solco della legge nazionale, rilasciano il certificato di abilitazione all’esercizio dell’attività agrituristica.

Tariffe, periodi di apertura e somministrazione dei pasti. Entro il 31 ottobre di ogni anno, secondo le modalità previste dai singoli regolamenti regionali, gli imprenditori agricoli che esercitano attività agrituristica devono presentare una dichiarazione con le tariffe massime previste per l’anno seguente, riferite a periodi di alta e bassa stagione.

I periodi di apertura li decide l’imprenditore agricolo, dandone comunicazione al Comune. Un agriturismo può restare aperto tutto l’anno o solo alcuni mesi. Se per le esigenze dell’azienda agricola risulta necessario sospendere la ricezione degli ospiti, l’agriturismo può farlo – per brevi periodi – senza l’obbligo di darne comunicazione al Comune.

Per la preparazione dei pasti fino a un numero massimo di dieci, l’imprenditore agricolo può utilizzare anche la cucina domestica della propria abitazione. Se i coperti sono più di dieci, allora serve un locale cucina attrezzato ‘a parte’ rispetto all’abitazione.

La disciplina fiscale. Anche il reddito derivante dall’attività agrituristica è considerato reddito agricolo. Di norma (legge 413/91, art. 5), il reddito imponibile dell’agriturismo è calcolato secondo un regime forfetario nella misura del 25% dei ricavi al netto di Iva (anche l’Iva si versa in modo forfettario, nella misura del 50% di quella riscossa con i proventi dell’ospitalità).

L’alternativa è chiedere, sottoscrivendo un impegno triennale, l’applicazione delle norme ordinarie che determinano reddito imponibile e Iva da versare allo Stato sulla differenza fra entrate e uscite.

La differenza tra un sistema e l’altro sta nella contabilizzazione dei costi: con il sistema forfetario non è ammesso calcolare alcun costo in detrazione; con il sistema ordinario, invece, i costi di avvio e di esercizio dell’attività contribuiscono in negativo alla determinazione del reddito e dell’Iva da versare. L’aliquota IVA per pernottamenti (alloggio e campeggio) e ristorazione, è del 10%; per tutti gli altri servizi è del 20%.

Inizio dell’attività. Per inaugurare un agriturismo e ricevere i primi ospiti serve l’autorizzazione del Comune in cui sorge l’attività. Le procedure amministrative e i tempi cambiano da regione a regione. Di norma è istituito e aggiornato periodicamente un elenco regionale dei soggetti idonei a esercitare l’attività agrituristica, previa la verifica dei requisiti.

Una volta entrato nell’elenco regionale (in alcuni casi l’elenco era provinciale ma le province sono state abolite) l’imprenditore agricolo può presentare domanda di autorizzazione al Comune e, se quest’ultimo non dà risposta nei tempi previsti dalla legge regionale, iniziare l’attività sulla scorta del silenzio-assenso.

Pubblicato da Michele Ciceri il 9 giugno 2014