Apparato del Golgi: dove si trova

Apparato del Golgi

Apparato del Golgi, lo abbiamo noi come lo hanno altri organismi dalla struttura più semplice, il suo compito è difficile da spiegare con degli esempi pratici perché è molto “interno” ma in beve è ha la funzione di rielaborare, selezionare ed esportare i prodotti cellulari.



Apparato del Golgi: dove si trova 

Di solito si trova vicino al nucleo ed è formato da numerosi gruppi di cisterne appiattite e poste l’una sull’altra. Si può provare e vedere se nel box da 4 DVD di “Esplorando Il Corpo Umano” da 34 euro, su Amazon, se ne racconta meglio. Oppure continuare a leggere. Si tratta di un organulo di composizione lipo-proteica, spesso chiamato solo Golgi, perché è stato scoperto nel 1898 da Camillo Golgi, appunto, che fu medico e microscopista.

E’ una delicata struttura situata dentro nella cellula, in una posizione che possiamo definire paranucleare scoperta trattando le cellule con sali d’argento. Si parla anche di “zona di Golgi” ed è quella parte di citoplasma i cui l’Apparato del Golgi risiede.

Apparato del Golgi

Apparato del Golgi: funzione

Abbiamo detto che serve per rielaborare, selezionare ed esportare i prodotti cellulari. Si tratta quindi dell’apparato che ha il compito di portare a termine l’esportazione di alcune proteine ma è anche coinvolto nell’immagazzinamento di altre, fino a che queste non devono essere utilizzate o espulse dalla cellula.

Quando vengono secreti, i prodotti dell’Apparato del Golgi escono sotto forma di piccole vescicole che si spostano verso la membrana cellulare e con essa si fondono per rinnovarne i componenti. Tra i processi in cui l’Apparato del Golgi è protagonista o per lo meno co – protagonista, troviamo la formazione dei lisosomi nella sintesi di glicoproteine, la sintesi di GAG, di lipoproteine e di lipidi complessi.

Apparato del Golgi

Apparato del Golgi tendineo

In questi termini si parla di solito dell’organo muscolo-tendineo del Golgi, detto anche di Golgi-Mazzoni, che è un secondo tipo di propriocettore muscolare. Lo troviamo nella giunzione tra i tendini e le fibre muscolari e serve a rispondere alla tensione sviluppata dal muscolo scheletrico durante una contrazione. Questo apparato è la causa del riflesso detto riflesso inverso da stiramento

Apparato del Golgi: struttura

La struttura di questo apparato è sempre più o meno uniforme, anche se può variare leggermente a seconda delle cellule. Si identificano in esso tre tipi di strutture diverse: le vescicole, le cisterne e i vacuoli.

Le prime sono vescicole transfer attraverso cui arrivano le biomolecole da elaborare, hanno un diametro di 80-100 nm, poi ci sono le cisterne che nell’uomo sono sempre più di tre, di solito tra quattro e sette, posizionate una di fronte all’altra, in particolare una faccia che guarda verso il nucleo, detta faccia cis (o faccia convessa o faccia immatura) su cui arrivano le Vescicole transfer, e una che guarda verso il plasmalemma, detta faccia trans, matura o concava, da cui hanno origine i vacuoli di condensazione.

Questi ultimi sono la terza struttura dell’Apparato del Golgi, contengono i prodotti dell’attività dell’organulo e si fondono tra loro formando macrovescicole o granuli di secrezione per poi fondersi con il plasmalemma o con endosomi. Le cisterne che vediamo osservando l’Apparato del Golgi, impilate le une sulle altre, possono trovarsi associate in corpi golgiani oppure “single” nel citoplasma.

Apparato del Golgi

Apparato del Golgi: cellula animale

Abbiamo parlato dell’uomo o dando per scontato che di uomo si trattasse ma in verità questo apparato si trova in molti altri organismi, animali compresi. Basta pensare che Golgi lo ha scoperto attraverso un’impregnazione cromoargentica effettuata su cellule nervose del gatto. Gli è successo che una zona del reticolo endoplasmatico interno ha mostrato una maggiore addensazione del metallo.

Osservando questa parte con il microscopio elettronico ha notato come era fatto e cosa faceva. Ha visto le varie cisterne membranose appiattite che servono anche, ora noi lo sappiamo da lui, alla produzione di glicolipidi e glicoproteine.

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Pubblicato da Marta Abbà il 26 aprile 2018