Android contro il disboscamento

Google, con gli smartphone Android, sta aiutando una tribù indigena del Brasile. Il popolo della tribù Surui vive in una regione devastata dal disboscamento illegale, così il capo tribù ha deciso di preservare il territorio e la loro cultura locale mediante l’aiuto di strumenti digitali come Picasa, YouTube, Blogger e Android. Tutti figli di Google.

Mediante gli smartphone Android, la tribù Surui tiene traccia dell’anidride carbonica del loro territorio. Con l’approvazione della Rainforest Alliance, la tribù potrà vendere i crediti di carbonio alle aziende occidentali.

Il mercato globale dei crediti di carbonio è una realtà concreta. Le aziende, per compensare le loro emissioni nocive, acquistano crediti di carbonio per ridurre o azzerare la propria impronta di CO2.  Il progetto della Tribù Surui è certificato dalla comunità Verified Carbon Standard e dalle autorità che si occupano dei cambiamenti climatici e della salvaguardia delle biodiversità (CCB).

Le aziende acquistando i “crediti di carbonio” non solo compenseranno le emissioni nocive legate alla produzione o al trasporto, ma garantiranno un futuro alla foresta pluviale amazzonica. L’acquisto dei crediti di carbonio avviene con la consapevolezza di aiutare e preservare la cultura e le tradizioni delle terre acestrali amazzoniche.

In tutto questo, cosa c’entra Android? Con l’aituo degli strumenti Google, i membri della tribù dei Surui possono tenere traccia dello stock di emissioni. I cellulari Android sono utilizzati per semplifare i processi di raccolta dati. La tribù Surui ha utilizzato gli smartphone Android per fotografare le foreste e tenere una testimonianza del disboscamento illegale. Le foreste pluviali vanno tutelate, gli alberi sono il polmone della terra e niente più di un albero può assorbire CO2 e generare crediti di carbonio.

Il capo della tribù Naramagoya Almir Surui, vuole preservare le tradizioni indigene ma non ripudia la tecnologia se utilizzata in modo appropriato. Non esistono tecnologie non inquinanti ma, gran parte della tecnologia, può essere utilizzata a fin di bene!

Pubblicato da Anna De Simone il 10 giugno 2012