Ambiente marino: Pelagosphera lo studia e lo tutela

ambiente marino

Ambiente marino e ambiente acquatico, più in generale: è lì che “nuotano” tutte le attività della cooperativa torinese Pelagosphera. Composta da tre soci (Nicola Nurra, Marco Battuello e Rocco Mussat Sartor)  si occupa di monitoraggio ambientale ma è molto impegnata anche nella divulgazione e nella sensibilizzazione di temi legati all‘ambiente marino e alla sua tutela. Nurra, il presidente, ci racconta in quali acque naviga Pelagosphera.

1) Quando siete nati e da quali esperienze provenite inerenti all’ambiente marino?

La Cooperativa Pelagosphera nasce nel marzo 2010 ed è attualmente costituita da 3 soci, due naturalisti e un biologo che vivono e lavorano a Torino pur occupandosi di ambiente marino. Ciascuno dei soci ha una lunga formazione accademica, un dottorato di ricerca in conservazione della biodiversità e biologia evoluzionistica e esperienze maturate nel settore della ricerca nell’ambito delle scienze marine, dell’ecologia, dell’etologia e del monitoraggio ambientale in particolare in ambiente marino e marino-costiero.

2) Quali attività svolgete in ambiente marino?

Il monitoraggio ambientale è la principale. Sia in ambiente marino, sia dulcacquicolo forniamo servizi di monitoraggio del territorio, degli ecosistemi e dell’ambiente marino ma anche acquatico in generale. La sede operativa presso l’Università degli Studi di Torino garantisce elevati standard di qualità e consente un continuo confronto col mondo accademico. Ci occupiamo inoltre di conservazione della biodiversità, di divulgazione scientifica e di didattica nelle scuole di ogni ordine e grado.



3) Con quali enti pubblici e/o privati collaborate, in merito all’ambiente marino e non?

Prevalentemente con università e centri di ricerca, con Aree Marine Protette e Parchi Nazionali o Regionali. Siamo partner di aziende private nella realizzazione di monitoraggi off-shore su piattaforme e impianti di rigassificazione, lavoriamo e abbiamo lavorato per IREN Energia, FIAT, ERM Italia. A proposito di ambiente marino, siamo anche coinvolti attivamente nel monitoraggio del naufragio della Costa Concordia all’Isola del Giglio.

4) Cosa proponete nell’ambito della formazione sull’ambiente marino?

Didattica e Formazione rimangono un tema centrale per Pelagosphera. Abbiamo numerosi progetti di didattica, inerenti soprattutto all‘ambiente marino, dedicati alle scuole di ogni ordine e grado. C’è il progetto EAMM (Educazione Ambientale Marina Mediterranea), finanziato dalla Regione Toscana e dal Centro Sistemi Educati del Piemonte e all’Università degli Studi di Torino svolgiamo corsi e seminari, assistiamo gli studenti nel loro percorso di tesi o stage presso il Laboratorio di Biologia Marina dell’Università di Torino.

5) Realizzate studi o analisi dell’impatto ambientale?

Sia al pubblico sia al privato offriamo professionalità e competenza, mettiamo a disposizione strumenti e conoscenze per realizzare al meglio studi di valutazione di impatto ambientale avvalendosi della collaborazione di professionisti del settore. Il network di professionisti che lavora con la cooperativa è in grado di coprire le esigenze del committente, sia in ambiente marino, sia acquatico in generale, sia in ambito subacqueo.

6) Quali sono le vostre attività di tipo didattico divulgativo e a chi si rivolgono?

Pelagosphera cura particolarmente gli aspetti relativi alla formazione dei giovani, ritenendo la consapevolezza e la conoscenza dell’ambiente marino e non, elemento imprescindibile del sapere di ciascun cittadino. Le proposte modulate in funzione dell’età e delle scuole prevedono progetti di educazione sull‘ambiente marino, workshop, seminari, visite a laboratori e collezioni museali, gite escursionistiche interdisciplinari.

7) Quanta consapevolezza c’è tra i cittadini delle condizioni in cui si trova l’ambiente marino e dei pericoli che esso corre?

Domanda complessa. Oggi l’ambiente marino e non, e la sua tutela non sono certo al centro dell’attenzione nel Paese. La percezione è che vi sia dall’alto uno scarso interesse, quindi è la soggettività e la coscienza del cittadino singolo che determina maggiore o minore consapevolezza. La scuola può fare molto in questo senso. Nel nostro piccolo non perdiamo occasione di confrontarci con la “gente comune”, di stimolare le amministrazioni locali e di cercare di trasmettere messaggi corretti e mirati perché ciascuno possa contribuire anche solo con piccoli gesti quotidiani a tutelare il patrimonio costituito dall‘ambiente marino e acquatico fortemente a rischio e altamente minacciato.

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Pubblicato da Marta Abbà il 10 luglio 2014