Agenda Digitale Italiana: quanto vale?

Scvhema dell'Agenda Digitale Italiana

Quanto vale l’Agenda Digitale? Secondo le stime del Politecnico di Milano i benefici complessivi per lo Stato sono stimabili in 70 miliardi di euro, ripartiti tra benefici al Bilancio dello Stato (35 miliardi), benefici alle imprese (25 miliardi) e benefici al sistema economico (la quota restante).

Ma che cos’è l’Agenda Digitale? Per non pensare che sia una sorta di diario elettronico da portarsi in tasca, e per non affogare dentro Google alla ricerca di una definizione in pillola che tanto non c’è, proviamo a dirvelo in 140 caratteri: l’Agenda Digitale Italiana, ADI, è il progetto-percorso governativo dei provvedimenti mirati a sfruttare le ICT per l’innovazione del Paese. Il contatore dice 139, se riuscite a essere più chiari in idem spazio non esitate a scriverci. Per approfondimenti leggete qui.

Toniamo alle stime della School of Management del Politecnico di Milano. Per quanto riguarda la Pubblica Amministrazione, una spinta all’innovazione digitale potrebbe produrre benefici per 35 miliardi di euro al Bilancio dello Stato agendo su due fronti: maggiori entrate (misure che combattano l’evasione fiscale) e minori uscite (miglioramento dell’efficienza della PA). Nel dettaglio il Polimi stima:

  • 5 miliardi di euro di maggiori entrate, nell’ipotesi di un aumento dal 20% al 30% della penetrazione dei pagamenti elettronici consumer, utili a ridurre l’evasione su IVA e imposte;
  • 10 miliardi di euro di maggiori entrate nell’ipotesi che tutte le imprese adottino la conservazione sostitutiva di documenti fiscali, che raddoppia la produttività dei controlli dell’Agenzia delle Entrate;
  • 5 miliardi di risparmi per saving negoziali, nell’ipotesi di aumentare la diffusione dall’attuale 5% al 30% dell’eProcurement nella PA, capace di ridurre i costi di acquisto di beni e servizi;
  • 15 miliardi di euro di risparmi per saving di processo, nell’ipotesi della riduzione costi del personale del 10% grazie alla digitalizzazione processi della PA (amministrazione, sanità, scuola, giustizia. ecc), capace di aumentarne la produttività.

L’innovazione digitale nella Pubblica Amministrazione potrebbe inoltre portare benefici alle imprese per un totale di 25 miliardi di euro grazie a una semplificazione della relazione tra PA, imprese e cittadini, nell’ipotesi che si concretizzino le seguenti azioni:

  • 23 miliardi di euro l’anno di recupero di produttività grazie alla digitalizzazione dei processi di interfaccia tra PA e Imprese, che possono ridurre di un terzo i costi della burocrazia sostenuti dalle imprese;
  • 2 miliardi di euro l’anno di minori oneri finanziari grazie ai pagamenti elettronici della PA che abilita il pagamento dei fornitori nei tempi prescritti dalla Direttiva 2011/7/UE, riducendo del 50% i costi legati a ritardi di processo.

Ma ancora non è tutto. L’innovazione digitale delle imprese stesse potrebbe portare ulteriori benefici al sistema economico. Tra gli esempi principali si stimano:

  • 6 miliardi di minori costi, nell’ipotesi che passi dall’attuale 5% al 15% la digitalizzazione dei processi commerciali tra le imprese (fatturazione elettronica estesa o eCommerce B2b) che riduce i costi e aumenta la produttività;
  • 3 miliardi di euro l’anno di risparmi per le famiglie dalla crescita dei mercati digitali, nell’ipotesi che passi dall’attuale 2,6% al 10% l’utilizzo esteso dell’eCommerce B2c, che comporterebbe un beneficio pari a 1500 euro per famiglia l’anno;
  • +0,2% di crescita PIL l’anno dalla nascita di Start Up Hi-Tech, nell’ipotesi che siano stanziati 300 milioni di euro l’anno in fondi Seed, con impatto sulla crescita del PIL nel lungo termine (se l’investimento è ripetuto nel tempo l’incremento del PIL diviene stabile);
  • +1,5% anno di aumento della produttività del lavoro grazie alla digitalizzazione dei processi aziendali, che porterebbe a eliminare 30 miliardi di documenti cartacei e risparmiare 7 miliardi ore di lavoro “a scarso valore aggiunto” in 10 anni.

Parliamo di cifre stimate, certo, forse in eccesso forse in difetto, ma l’importanza strategica dell’Agenda Digitale non si discute. Lasciamo l’ultima parola ad Andrea Rangone e Alessandro Perego, responsabili scientifici dell’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano: “L’agenda digitale rappresenta uno strumento per sanare il bilancio pubblico, ridurre le tasse e favorire la crescita economica. Non a caso, l’innovazione digitale è da anni al centro della strategia politica degli Stati Uniti e della Ue, che si è esplicitamente dotata di un’Agenda Digitale a partire dal 2010”.

Pubblicato da Michele Ciceri il 21 febbraio 2013