18 proposte per il green banking

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Ci sono 18 tappe immancabili nel percorso verso un credito più sostenibile per le imprese della green economy. Tante, forse troppe per affrontarle subito tutte insieme, meglio stabilire delle priorità tra le priorità: la regolazione della leva fiscale innanzitutto, rafforzando le iniziative degli istituti di credito per la green economy; la promozione di iniziative green oriented nell’ambito dei venture capital e del private equity, cosa che potrebbe cominciare a fare la Cassa Depositi e Prestiti; un maggiore contributo delle assicurazioni per il sostegno a un’adeguata gestione del rischio ambientale, anche alla luce dell’intensificarsi delle calamità naturali; una maggiore comunicazione al mercato e agli investitori sui vantaggi della green economy.

Di queste e di altre proposte, in tutto 18, si è parlato nel corso dell’ottava Assemblea programmatica (l’ultima) – dedicata appunto allo “Sviluppo di una finanza e di un credito sostenibile per la green economy” – che si è svolta martedì 25 settembre a Milano in preparazione degli Stati Generali della Green Economy che si terranno a Rimini, nell’ambito di Ecomondo-Key Energy, il 7 e 8 novembre prossimi, organizzati dal Ministero dell’Ambiente e da 39 organizzazioni di imprese green.

In questa fase dell’economia ha detto Marco Frey, coordinatore del gruppo di lavoro sul credito sostenibile e Direttore dell’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa il contributo delle banche e delle istituzioni finanziarie può essere fondamentale incentivando, attraverso una gestione oculata del credito le attività, le soluzioni e le tecnologie più efficienti e rinnovabili e disincentivando quelle più inquinanti. In Italia si deve osservare come da parte delle banche e delle istituzioni finanziarie il livello di proattività e l’attenzione privilegiata agli investimenti sostenibili sia ancora in una fase molto iniziale anche se si ravvisa la presenza di un numero significativo di istituti di credito che oltre a finanziare in misura privilegiata alcuni comparti della green economy si sono impegnati in misura significativa sulle tematiche ambientali”.

L’Osservatorio Rinnovabili dell’Abi ha calcolato che nel periodo 2007-2011 le banche hanno assunto impegni di finanziamento nel comparto delle energie rinnovabili per oltre 20 miliardi di euro. Tuttavia il ruolo delle banche e della finanza va inquadrato in maniera corretta: la finanza, è stato sottolineato nel corso dell’Assemblea di martedì, può essere il facilitatore non il motore della green economy; il lubrificante, non la benzina. Le idee green e le azioni propositive devono arrivare dal mercato.

Ecco il “pacchetto” di 18 misure proposto dall’Assemblea programmatica per sostenere finanziariamente la green economy.

1) Rafforzare la consapevolezza dei cittadini, del mondo politico e di quello economico sulla necessità di tutelare le risorse naturali e di produrre nuovi beni e servizi di qualità ecologica e ridotto impatto ambientale.

2) Migliorare e sviluppare la comunicazione agli investitori e ai mercati sui vantaggi della green economy per promuovere nuovo sviluppo e uscire dalla recessione.

3) Evidenziare come le imprese, che oggi sono più in grado di sopportare la crisi e di competere, sono quelle che sanno coniugare innovazione, internazionalizzazione e green economy.

4) Rafforzare strumenti economici che applichino una incentivazione/disincentivazione fondata sul principio chi inquina paga e sulla promozione delle iniziative e delle filiere industriali che utilizzano e distribuiscono prodotti a minor impatto ambientale.

5) Adottare misure di fiscalità ecologica, spostando parte del carico fiscale dal lavoro e dagli investimenti sul consumo di risorse.

6) Promuovere un migliore utilizzo delle risorse dei fondi europei e un rafforzamento delle iniziative europee.

7) Migliorare e rafforzare, agendo sulla regolazione e sulla leva fiscale, le iniziative degli istituti di credito per la green economy, come linee di credito dedicate per le imprese e i cittadini.

8) Fornire funding a basso costo alle banche/istituti di credito, il cui elevatissimo costo di provvista (ormai dal 2008) rende onerosi i finanziamenti per le aziende della green economy.

9) Promuovere e sostenere iniziative green oriented nell’ambito del venture capital e del private equity. La Cassa Depositi e Prestiti potrebbe, ad esempio, come fatto in altri comparti, avviare un fondo chiuso, dedicato alla green economy, sia di venture capital che di private equity.

10) Accrescere il contributo delle assicurazioni per il sostegno ad un’adeguata gestione del rischio ambientale, anche alla luce dell’intensificazione degli eventi calamitosi.

11) Incentivare investimenti e impiego di risorse finanziarie, pubbliche e private in modo mirato, nella direzione dei cambiamenti verso produzioni e consumi sostenibili.

12) Integrare i dati e le informazioni specificamente collegati alle variabili ambientali all’interno dei sistemi di valutazione del credito. L’assenza di una base dati solida e credibile rappresenta un ostacolo importante per i processi di misurazione del rischio di credito.

13) Accrescere la domanda sia pubblica (public procurement) che privata di beni e di servizi ad alto valore ambientale, così da rafforzare il posizionamento degli operatori della green economy.

14) Agevolare l’efficienza energetica nella Pubblica Amministrazione attraverso la creazione di meccanismi incentivanti, sia diretti che indiretti tra i quali la riduzione dell’aliquota IVA su materiali e servizi o la riduzione dell’aliquota IRES sulle società veicolo costituite per la realizzazione degli interventi presso la PA.

15) Creare un idoneo Fondo di Garanzia Nazionale.

16) Costituire un fondo misto pubblico-privato per sovvenzionate l’equity e la componente IVA.

17) Istituire finanziamenti specifici per gli interventi nell’edilizia residenziale (pubblica e non), volti a ridurre il grave problema del fuel poverty e istituire piani di ristrutturazione degli alloggi pubblici, attuando misure di efficienza energetica e ridefinendo i regimi e le strutture tariffarie per la trasmissione e la distribuzione dell’energia di rete in modo che abbiano una finalità sociale.

18) Supportare, anche con il sostegno a progetti pilota, la progettazione e la sperimentazione di strumenti finanziari innovativi, come i project bond, i social impact bond o altri meccanismi basati sul principio payment by results.

 

Pubblicato da Michele Ciceri il 26 settembre 2012