Termografia fotovoltaica, a cosa serve?

Termografia fotovoltaica

Termografia fotovoltaica: a cosa serve, costi, come funziona e tutte le informazioni utili circa l’analisi termografica di un impianto fotovoltaico.

Vi abbiamo già spiegato che cosa è la termografia e quali sono le sue applicazioni in bio-edilizia e nel settore delle energie rinnovabili, oggi approfondiamo in dettaglio come funzione e a cosa serve la termografia fotovoltaica.

Di solito, il titolare di un impianto fotovoltaico inizia a interrogarsi circa la temografia quando sospetta un guasto tanto che la sua installazione fa registrare un calo di produzione; per avere una panoramica a 360° delle ragioni che potrebbero portare a un calo di produzione elettrica di un impianto fotovoltaico, vi invitiamo a leggere i nostri elaborati:
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Poiché la termografia fotovoltaica è un’analisi che ha un certo costo, consigliamo di escludere prima tutte le altre cause che hanno potuto portare a un calo di performance dell’impianto e, se nessun errore salta fuori, procedere infine con la termografia. I costi della termografia fotovoltaica dipendono dall’eventuale presenza di una garanzia o di un piano di manutenzione stipulato al momento dell’acquisto dei moduli fotovoltaici, i prezzi dipendono anche dalla difficoltà ad accedere all’impianto come nel caso dei tetti fotovoltaici e dalla grandezza dell’impianto. Un’oscillazione dei costi si nota tra le diverse ditte e soprattutto tra le diverse regioni d’Italia.

Termografia fotovoltaica 
La termografia a infrarossi è importante per garantire una buona manutenzione dell’impianto fotovoltaico. La termografia fotovoltaica non è solo in grado di restituire rapporti per la verifica e la riparazione dei moduli interessati da un presunto guasto, mediante alle analisi termografiche del fotovoltaico è possibile ottenere una visione storica dell’evoluzione dei difetti localizzati così da individuare direttamente la causa primaria ed evitare futuri guasti analoghi.

La temperatura nominale di lavoro di una cella fotovoltaica, detta NOCT (acronimo di Nominal Operating cell Temperature), è la temperatura media di equilibrio di una cella all’interno di un modulo posto in particolari condizioni ambientali (irraggiamento: 800 W/m2, temperatura ambiente: 20°C, velocità del vento: 1 m/s) ed elettricamente a circuito aperto, installato su un telaio dall’esposizione ottimale in modo da garantire che a mezzogiorno i raggi solari incidano su tutta la superficie esposta.

Il NOCT è un parametro fornito dal costruttore, è tipicamente pari a 40-50°C, ma può arrivare a 60°C per moduli in vetrocamera. E’ importante sapere che tutti i pannelli fotovoltaici diminuiscono il loro rendimento all’aumentare della temperatura di funzionamento.

Da molte analisi è stato evidenziato che gli impianti fotovoltaici funzionano meglio a una temperatura di 25 °C. Temperature superiori riducono notevolmente il rendimento dell’impianto fotovoltaico, a causa del surriscaldamento dei moduli fotovoltaici. Ogni produttore inserisce nella scheda tecnica il coefficiente di temperatura attraverso il quale indica la perdita di rendimento per ogni grado in più di temperatura.

Se una o più celle fotovoltaiche sono surriscaldate eccessivamente, queste causeranno un calo di produzione che può avere un impatto negativo anche sulle celle o addirittura sui pannelli adiacenti.

Grazie alle analisi termografiche è possibile rilevare le celle fotovoltaiche che presentano i cosiddetti “Punti caldi”. La differenza di temperatura non può essere osservata a occhio nudo, per questo è richiesto l’intervento strumentale di una termocamera così da produrre una termografia atta a mettere in evidenza “i punti caldi” e ad agire prontamente per arginare il danno (con la creazione di opportuni bypass che isolano le “celle morte”) o risolverlo (con la sostituzione dei moduli guasti).

Pubblicato da Anna De Simone il 13 gennaio 2015