Estrazione oli essenziali 

estrazione oli essenziali

Estrazione oli essenziali: Quali sono le tecniche di estrazione ammesse per gli Oli Essenziali? Cosa può essere definito secondo le normative Olio Essenziale e cosa no? Facciamo un po’di chiarezza su un argomento ancora troppo spesso dibattuto.



Così come la medicina convenzionale usa i principi attivi contenuti nei prodotti farmaceutici, l’aromaterapia sfrutta sfrutta i principi attivi, definiti terpeni, contenuti negli oli essenziali, prodotti erboristici ottenuti da piante chiamate “essenziere” e normati dalla Farmacopea Europea (Eu.Ph. VII ed.) e dall’International Standard Organization (ISO, draft 9235 del 2013).

Secondo la definizione ISO, un Olio Essenziale è un “product obtained from a natural vegetable raw material of plant origin, by steam distillation, by mechanical process from the epicarp of Citrus fruits, or by dry distillation, after separation of the aqueous phase, if any, by physical process”, ovvero un “prodotto ottenuto da materie prime di origine vegetale attraverso distillazione in corrente di vapore, attraverso processi meccanici di spremitura dagli epicarpi dei frutti del genere Citrus, o per distillazione a secco, dopo separazione della fase acquosa, se presente, attraverso procedimenti fisici”.

L’aromaterapia si basa quindi sull’utilizzo, a scopi terapeutici, delle attività biologiche delle molecole contenute negli Oli Essenziali, che possono esplicarsi attraverso l’inalazione (le molecole degli Oli Essenziali sono parzialmente volatili a temperatura ambiente), l’applicazione topica (opportunamente veicolati), o l’assunzione orale (da effettuarsi solo con Oli Essenziali formulati in compresse gastroresistenti o in soluzione di miele o glicerina al 2%, dopo stretto consulto medico).

Come si ottengono gli oli essenziali 

Sulla base delle definizioni date dagli organismi competenti (ISO e Eu. Ph.), sono soltanto tre le tecniche di estrazione che permettono di definire un prodotto “Olio Essenziale”:

  1. la distillazione in corrente di vapore
  2. la spremitura a freddo (solo per i frutti degli agrumi)
  3. la spremitura a secco.

Quest’ultimo procedimento tuttavia, prevede un riscaldamento a secco del materiale vegetale, grazie al quale i terpeni passano in fase gassosa e possono essere raccolti in fase liquida dopo passaggio in un condensatore refrigerato. Questo procedimento non  viene normalmente utilizzato per l’elevato rischio di ottenere prodotti di scarsa qualità organolettica (il calore, a diretto contatto della pianta potrebbe alterare le molecole termolabili, conferendo al prodotto un sentore di bruciato). Come diretta conseguenza di questa definizione, risulta ovvio che tanti prodotti diffusi oggi sul mercato con il nome generico di “essenza” oppure “Oli assoluti” non sono e non possono essere definiti Oli Essenziali, così come non sono Oli Essenziali i prodotti ottenuti con tecniche estrattive diversificate, come l’estrazione in CO2 supercritica, l’estrazione con solvente, o l’enfleurage.

Tecniche di estrazione oli essenziali

Come abbiamo anticipato, le tecniche di estrazione degli oli essenziali  sono tre. Vediamo qui di seguito cosa prevedono.

Spremitura a freddo

La spremitura a freddo permette di ottenere gli Oli Essenziali dagli epicarpi (parte colorata) delle bucce dei frutti del genere Citrus. Negli agrumi, gli Oli Essenziali sono racchiusi all’interno di strutture, chiamate vescicole oleifere, che si trovano nella parte colorata della buccia (epicarpo o flavedo). Per ottenerli quindi si opera eliminando dalla buccia la parte bianca (albedo) e sottoponendo a pressione, mediante torchiatura, il flavedo. Ciò permette agli Oli Essenziali di fuoriuscire dalle vescicole, assieme all’acqua ed ai succhi di spremitura. Una volta ottenuta la frazione liquida, sarà necessario separare per decantazione la frazione acquosa dall’Olio Essenziale, che essendo meno denso dell’acqua, si separerà stratificandosi sulla superficie.

Distillazione in corrente di vapore 

La più utilizzata tecnica di estrazione degli Oli Essenziali, che si applica, come abbiamo visto, alla quasi totalità delle piante essenziere, è la distillazione in corrente di vapore. Il materiale vegetale di partenza potrà essere fresco oppure essiccato, a seconda della specie di pianta utilizzata, intero (come nel caso delle foglie degli arbusti) o sminuzzato (come nel caso dei legni o delle cortecce degli alberi). Pur avendo dimensioni e forme differenti, la struttura di questi strumenti si compone sempre di tre parti principali: 1) un generatore di vapore (può essere una caldaia, una pentola a pressione modificata od un generatore di vapore vero e proprio), che produce vapore acqueo a 100 gradi C e a pressione ambiente; 2) una camera chiamata tradizionalmente “alambicco”, che contiene il materiale vegetale da distillare; 3) un condensatore con camicia di raffreddamento.

Brevemente, il vapore prodotto dal generatore viene convogliato all’interno dell’alambicco contenente la pianta, dove svolge tre funzioni principali: 1) macera i tessuti vegetali, favorendo il rilascio degli Oli Essenziali da parte della pianta; 2) Il vapore porta a temperatura di circa 100 gradi C il materiale contenuto nell’alambicco, permettendo a tutte le molecole con temperatura di ebollizione inferiore ai 100 gradi di diventare gassose e 3) trascina, esattamente come una corrente, queste molecole dal basso verso l’alto, incanalandole verso il condensatore.

All’interno del condensatore, questo flusso gassoso (costituito da acqua e terpeni) incontra una temperatura più fredda e ricondensa in forma liquida. All’uscita del condensatore normalmente viene posizionato un recipiente di raccolta (ad es. un “vaso fiorentino”), nel quale si raccoglieranno sia le acque aromatiche (o idrolati) che l’Olio Essenziale, il quale, essendo costituito da molecole lipofile e non miscibili con l’acqua, si separerá sulla superficie dell’acqua e potrá essere da questa separato mediante l’utilizzo di un imbuto separatore.

I contenuti di questo articolo sono stati verificati grazie alla collaborazione con il Dr. Fabrizio Gelmini ed il Prof. Giangiacomo Beretta, Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali, Universitá degli Studi di Milano“.

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Pubblicato da Anna De Simone il 29 Marzo 2016