Energia reattiva: cos’è e quanto costa

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È energia reattiva quella che viene assorbita da parte di motori, trasformatori, lampade a fluorescenza e via dicendo senza produrre lavoro (solo l’energia attiva produce lavoro).

Il problema è che l’energia reattiva dell’utenza provoca maggiori consumi e impegno sulle linee dell’azienda elettrica, la quale addebita i relativi maggiori costi all’utente tramite penali per basso fattore di potenza Cosfi (Cosfi = coseno dell’angolo di sfasamento tra corrente e tensione).

L’energia reattiva si misura in kvarh e non sono previste penali se il cosfi=0,9, cioè se i kvarh sono inferiori al 50% dei kWh consumati. Se il cosfi è compreso tra 0,9 e 0,8, cioè se i kvarh sono compresi tra il 50% e il 75% dei kWh consumati, vi sono delle penali per ogni kvarh registrato. Quando il cosfi è minore di 0,8, cioè se i kvarh sono superiori al 75% dei kWh consumati, le penali su ogni kvarh registrato sono ancora maggiori.

Per non pagare le penali, l’unico modo è quello di installare dei condensatori di rifasamento in parallelo all’utenza allo scopo di produrre sul posto la quantità di energia reattiva di cui le apparecchiature hanno bisogno per funzionare.

Per evitare i danni dello sfasamento a carico del fornitore di energia elettrica, l’ente distributore dell’energia ha imposto una serie di clausole contrattuali (i provvedimenti tariffari del CIP n° 12/1984 e n° 26/1989) che obbligano l’utente a rifasare il proprio impianto. Nel dettaglio, per gli impianti in bassa tensione e con potenza impegnata maggiore di 15 kW:

  • se il fattore di potenza medio mensile è inferiore a 0,7 l’utente è obbligato a rifasare l’impianto;
  • se il fattore di potenza medio mensile è compreso tra 0,7 e 0,9 non c’è l’obbligo di rifasare l’impianto ma l’utente paga una penale per energia reattiva;
  • se il fattore di potenza medio mensile è superiore a 0,9 non c’è l’obbligo di rifasare l’impianto e non si paga alcuna quota di energia reattiva.

Il meccanismo delle penali stimola quindi a l’utente a rifasare almeno fino a un cosfi=0,9. Lo stesso utente potrebbe però avere convenienza a un rifasamento maggiore per via dei benefici che derivano dalle minori perdite e cadute di tensione nel proprio impianto. In ogni caso, il rifasamento deve essere effettuato in modo che l’impianto dell’utente non eroghi, in nessun caso, energia reattiva di tipo capacitivo alla rete.

Pubblicato da Michele Ciceri il 20 febbraio 2015