Il costo dell’energia reattiva

rifasamento

L’energia può essere attiva o reattiva. L’energia reattiva dell’utilizzatore provoca maggiori consumi e impegno sulle linee dell’azienda che fornisce l’elettricità, la quale di conseguenza addebita maggiori costi all’utente sotto forma di penali per basso fattore di potenza.

Il risultato della presenza di energia reattiva si traduce in una bolletta più salata per una potenza che di fatto l’utente non utilizza visto che non produce lavoro (solo l’energia attiva produce lavoro) ma che il fornitore regolarmente fattura.

Di questo problema soffre spesso chi utilizza motori elettrici, saldatrici, alimentatori per le lampade fluorescenti e trasformatori, le aziende piccole e grandi per intenderci, che la voce energia reattiva se la ritrovano nel leggere la bolletta elettrica. Il rimedio consiste in un’operazione tecnica chiamata rifasamento.

Ma che cos’è l’energia reattiva? Applicando la tensione alternata di rete V a un motore elettrico il risultato è duplice: una corrente attiva che in parte produce il lavoro del motore e in parte si dissipa in calore, e una corrente reattiva che non fa lavoro ma serve semplicemente a eccitare i circuiti magnetici del motore. All’energia attiva corrisponde potenza attiva, all’energia reattiva potenza reattiva.

Energia reattiva equivale sempre a danno economico. Per l’utilizzatore di elettricità perché, dovendo aumentare il valore della corrente che circola nel cavo elettrico aumentano le perdite di energia per effetto joule sulla rete interna. Per il fornitore, perché lo costringe a sovradimensionare i propri generatori a scapito del rendimento in quanto la maggiore potenza elettrica comporta uno sfasamento che si traduce in ulteriori perdite di potenza attiva.

Per evitare i danni dello sfasamento per il fornitore di energia elettrica, l’ente distributore dell’energia ha imposto clausole che di fatto obbligano l’utente a rifasare i propri impianti per una migliore e più economica utilizzazione dell’energia. Ciò avviene in particolare per gli impianti in bassa tensione e con una potenza impegnata maggiore di 15 kW.

Il rifasamento per eliminare la presenza di energia reattiva di solito consiste nell’inserire nel circuito elettrico del laboratorio o dello stabilimento una batteria di condensatori opportunamente dimensionata. L’operazione va affidata a una società specializzata a valle di una diagnosi energetica

Pubblicato da Michele Ciceri il 16 ottobre 2014