Come ottimizzare la Reverse Logistics

Schema della Reverse Logistic

Reverse Logistics (letteralmente logistica di ritorno) è “il processo di pianificazione, implementazione e controllo dei flussi di materie prime, semilavorati e prodotti finiti dalla produzione, dalla distribuzione o dal punto d’uso al punto di recupero o al punto di raccolta e distribuzione” (la definizione è dell’European Working Group).

Detto più semplicemente, la Reverse Logistic si occupa del ritorno delle merci dal consumatore (l’esempio più immediato sono i resi) e di fatto si configura come una ‘distribuzione inversa’ che porta i beni (e le informazioni che li accompagnano) a viaggiare in direzione opposta rispetto alle normali attività logistiche.

Avendo per oggetto lo spostamento di merci sul territorio, la Reverse Logistics produce un impatto ambientale non trascurabile, che può essere contenuto solo con l’ottimizzazione dei processi di trasporto. Per questo motivo le nuove leggi europee obbligano i produttori di beni a regolare attentamente la logistica di ritorno. A definire cioè una sorta di Green Reverse Logistics.

Sicuramente la Reverse Logistic, se ottimizzata, può svolgere un ruolo fondamentale nelle strategie di aumento di fatturato, produttività e sostenibilità (anche ambientale) delle aziende, grazie al recupero del più elevato valore possibile dal rientro dei prodotti a fronte di una riduzione dei costi operativi.

L’importanza strategica della logistica di ritorno per le aziende non può prescindere dalla progettazione e implementazione di una efficiente rete logistica, che permetta di ottimizzare la fase di trasporto e nel contempo di abbattere i costi di gestione a essa connessi.

Ma è altrettanto importante affidarsi al supporto offerto dalla tecnologia per quel che riguarda il reperimento di informazioni e la trasmissione di comunicazioni sullo stato dei trasporti, allo scopo di evitare l’incertezza relativa a tempistiche e quantità e soprattutto per garantire la tracciabilità dei trasporti stessi.

Dicevamo che l’ottimizzazione della Reverse Logistic ha risvolti positivi non solo sull’operatività aziendale, ma anche sull’impatto che quest’ultima ha sull’ambiente e di conseguenza sulla ‘responabilità sociale’ dell’impresa, oltre che sulla sua immagine. In uno scenario allargato e inter-comunicante, l’impatto ambientale non riguarda più soltanto i singoli prodotti ma anche la catena di fornitura e distribuzione.

Tecnologie e processi di Reverse Logistics devono essere basati su metriche e discipline in grado di minimizzare gli impatti ambientali. Sotto questo aspetto rivestono un’importanza particolare il ricircolo e il riciclo, grazie alla loro capacità di ridurre gli sprechi convertendo le emissioni in immissioni: sia direttamente, tramite il ritorno-riutilizzo delle merci, sia in maniera mediata attraverso i materiali riciclati.

Tyco, società specializzata nei sistemi integrati antincendio e sicurezza, ha messo a punto un sistema di Reverse Logistics in ottica green basato sull’implementazione di un programma di ricircolo globale e di etichettatura alla fonte che combina i vantaggi del ricircolo delle etichette rigide con i benefici commerciali dell’etichettatura all’origine. Con questo programma, i prodotti arrivano nei negozi già protetti contro il taccheggio e pronti per la vendita.

È vero che le etichette vanno rispedite all’origine, e questo ha un impatto in termini di trasporto, ma  è il male minore. Qualche numero: le emissioni di CO₂ associate alla spedizione via nave di container vanno da 10 a 40 grammi per tonnellata per chilometro (circa 1/10 delle emissioni generate per tonnellata dal trasporto aereo). Per fare un esempio, la guida per 20 km di una compact car produce circa 18 volte più CO₂ rispetto alla spedizione di un paio di scarpe da Hong Kong a Rotterdam (anche se qui i km sono 18.000).

Poi c’è il trasporto su camion o treno che produce da 30 a 150 grammi per tonnellata per chilometro (di più rispetto ai container via nave), ma sempre in termini ragionevoli per articoli leggeri come le etichette rigide. Questo significa che fino a quando chi effettua il ricircolo farà scelte ragionevoli e seguirà percorsi stabiliti, l’impatto sull’ambiente derivante dalla rispedizione delle etichette alla fonte produttiva per il ricircolo saà insignificante.

Far ricircolare le etichette rigide alla fonte di fabbricazione sembra dunque un’eccellente alternativa allo smaltimento delle etichette, sia da un punto di vista ambientale sia aziendale. Ma per riuscirci è necessario che i processi di Reverse Logistics siano automatizzati per garantire in modo affidabile la raccolta e la distribuzione delle informazioni. Serve dunque un programma, ed è necessario che questo sia scalabile, per assicurare sempre un elevato livello di efficienza.

Pubblicato da Michele Ciceri il 14 maggio 2013