Burnout: come prevenirlo e come curarlo

Burnout

Non è detto che se vi sentite totalmente demotivati e privi di energia, sia colpa del cambio di stagione. Soprattutto se vi accade in diversi periodi dell’anno, o di continuo, è meglio che cominciate e chiedervi se non si tratta della sindrome da burnout perché i sintomi sono esattamente quelli. Questa forma di esaurimento che ci porta ad una spersonalizzazione e ad una riduzione delle nostre capacità in ambito lavorativo, è molto diffusa e in alcuni casi è anche accettata come una condizione inevitabile. Ma che vita è? No, il burnout non è una condizione inevitabile, al di là del lavoro che si sta facendo, e qui impareremo come prevenirlo, oltre che come curarlo.



Gli studi non mancano visto che si è cominciato a parlare di questo problema già negli anni ‘70 in America. Fino a qualche anno fa era però considerato una sindrome tipica solo di alcune determinate professioni, le helping professions, ovvero infermieri, insegnanti, educatori e tutte quelle persone che “si prendono cura”. Oggi si può tranquillamente dire che tutte le professioni, alcune per un motivo, altre per altri, sono a rischio di burnout, problema che può colpire uomini e donde di ogni età e origine. Sicuramente ci sono delle culture che più ci spingono verso questa situazione di stress ma molto dipende dalle singole situazioni e qui non vogliamo generalizzare.

Possiamo però prendere atto di una attuale situazione, quella che vede moltissime realtà lavorative “celebrare” la capacità di lavorare sotto stress, quindi “coltivando” questa sindrome. Può capitare di leggere questo tra i requisiti richiesti per candidarsi ad alcune posizioni lavorative, cosa che in un certo senso ci spinge a pensare che lavorare serenamente sia meno premiato, meno valido, meno apprezzato. Di recente c’è chi, anche tra le big, si sta accorgendo della contraddizione e sta mettendo in atto iniziative molto intelligenti per salvaguardare il benessere sia fisico che psichico dei propri dipendenti, anche per interesse personale, perché il burnout li metterebbe fuori gioco e priverebbe l’azienda di una preziosa risorsa.

Burnout: cause

Restando alla vita da ufficio negli anni 2020, passiamo in rassegna una serie di situazioni reali e oggettivie che possono causare stress. Casi di mobbing, ad esempio, che sarebbero da denunciare, ma anche situazioni più difficili da condannare apertamente e da “provare” come ad esempio l’abbondanza di straordinari, la mancanza di tutele e incentivi, la troppa competizione, non sempre sana, l’assenza di gratificazioni. Anche l’ambiente lavorativo in sé può portarci ad un livello di stress insopportabile, dipende molto dal luogo in cui ci troviamo, dalla luce, dall’aria, dai suoni. Oggettiva è anche l’ansia da prestazione che ci può affliggere, soprattutto se siamo ai primi lavori o stiamo affacciandoci ora al mondo del lavoro che in Italia registra una situazione pessima, soprattutto per i giovani e soprattutto in alcune zone meno “metropolitane”.

Alle cause oggettive si aggiungono anche quelle soggettive che sono quindi legate al carattere di una persona e al tipo di lavoro. Qui entra in gioco in un certo senso la “chimica” o meglio il concetto di “essere portato per” svolgere una certa professione. L’esempio più banale che mi viene in mente è quello del medico, io se dovessi con le mie mani operare delle persone che rischiano la vita, andrei in burnout prima ancora di cominciare, eppure, fortunatamente, c’è chi è in grado di affrontare questa professione e di svolgerla in modo eccellente. L’importante è non sentirsi incapaci ma riconoscere cosa ci rende sereni e cosa invece non è adatto al nostro tipo di carattere e indole.

Burnout

Burnout: sintomi

I sintomi sono legati a situazioni di ansia e depressione, possono arrivare anche a disturbi comportamentali. Uno dei primi segnali che si avvertono di solito è quello della perenne stanchezza e del crollo della motivazione. Tutti noi ci stanchiamo e non vediamo l’ora del weekend, ma il burnout è uno stress che ci distrugge e prende possesso della nostra vita, non ci permette di pensare ad altro, copre con una nebbia grigia anche le parti di vita che viviamo extra lavoro, di riduce ai minimi termini.

Con questa sindrome, diventiamo perennemente negativi, facciamo una colossale fatica ad andare al lavoro ogni giorno, proviamo una immotivata sensazione di fallimento e allo stesso tempo una forte rabbia in generale, verso il concetto di lavoro. C’è anche chi prova scoraggiamento, indifferenza, cinismo, si tende ad isolarsi e non si riesce a concentrarsi, di notte non si dorme e si possono maturare dipendenze di vario tipo: alcool, farmaci, droghe, mania gioco, cibo). Lo stress può anche provocarci problemi fisici come mal di testa e disturbi gastrointestinali.

L’avvicinamento al burnout può essere visto come un processo di tre fasi. Prima di tutto si cade in un esaurimento emotivo e nervoso, ci si sente svuotati dal lavoro, impotenti, rabbiosi ma anche mogi. A questo punto ci si trasforma in persone ciniche, distaccate o aggressive nell’ambiente di lavoro e in generale quando si entra in contatto con problemi di altri. Con i mesi si può cadere in una depressione cronica o in uno stato di apatia, sentendosi incapaci e auto criticandosi di continuo.

Burnout: come prevenirlo

La cosa migliore da fare è mettersi nelle condizioni in cui non si prova questo forte stress e non si entra nemmeno nella prima fase. Come? Adottando uno stile di vita sano e rispettoso delle proprie esigenze, lavorando ma non identificandoci con il nostro lavoro, preservando degli spazi per noi stessi, informandoci sui nostri diritti, ad esempio per evitare sfruttamenti, mobbing e torti legali.

Nella società, in senso più generale, sarebbe utile prevedere una figura di sostegno (counselor) negli uffici e implementare dei corsi e delle attività per la crescita personale e non solo professionale. Andando alla radice del problema, sarebbe da rivoluzionare il modello di selezione del personale, e forse sta già accadendo, per smetterla di pretendere che una persona sappia lavorare perennemente sotto stress, come se fosse l’unico modo per avere una buona performance.

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Pubblicato da Marta Abbà il 28 Maggio 2019