AILOG e il problema dell’ultimo miglio

Carretto per le consegne

La logistica dell’ultimo miglio è inefficiente? Guardando i bassi tassi di riempimento dei mezzi,  i viaggi a vuoto, l’anzianità e la qualità dei veicoli – anche se con grosse differenze tra una filiera e l’altra – la risposta oggi non può che essere sì: i margini di miglioramento sono ampissimi ma il mercato stenta ad approfittarne, e quando lo fa non sempre è come si dovrebbe. Questo significa che i logistici non sanno fare il loro mestiere? No, affermare questo sarebbe ingiusto: la logistica in Italia è una cosa seria fatta da persone serie, è l’insieme dei fattori che rende tutto più complicato.

Di logistica dell’ultimo miglio si è parlato giovedì 4 ottobre nell’ultimo convegno di AILOG, Associazione Italiana di Logistica e Supply Chain Management, alla presenza di un buon numero di aziende socie, altre in procinto di diventarlo, rappresentanti del mondo accademico e della pubblica amministrazione. Si è parlato di organizzazione, di management, di regole che chiamano in causa gli enti pubblici, di strumenti che migliorano il lavoro e di problemi ambientali (di questo poco a nostro avviso), quanto basta per confermare che i problemi della supply chain travalicano la gestione del magazzino e coinvolgono il tratto di strada (spesso più lungo di un chilometro) che separa le merci dal punto di smistamento al punto di consegna.

La logistica dell’ultimo miglio incontra nuove difficoltà lato domanda e lato offerta, come ha sottolineato Elena Maggi, docente di Economia dei Trasporti. Dal punto di vista della domanda i problemi sono per esempio il just in time, la diffusione dell’e-commerce (con il moltiplicarsi delle piccole consegne punto-punto) e la riduzione degli spazi di stoccaggio. Dal punto di vista dell’offerta sono invece problematici l’esistenza di un mercato frammentato con un alto numero di operatori, il trasporto in conto proprio, il ricorso diffuso al subappalto e la dispersione delle piattaforme logistiche. La questione chiama in causa il settore pubblico – che non deve sostituire il privato – in una necessaria divisione di compiti e di responsabilità.

Cosa può fare il pubblico? Innanzitutto rivedere, e in alcuni casi abolire, i vincoli che ostacolano i trasporti. Armonizzazione è la parola chiave: è assurdo che esistano regole particolari e divieti che cambiano da un Comune all’altro (anche sulla stessa strada!) o fasce orarie che rendono di fatto impossibili le consegne secondo una logica organizzata. Le regole, inoltre, dovrebbero essere durature perché implicano investimenti che non possono vanificarsi a ogni nuova elezione. In una realtà troppo parcellizzata le soluzioni a volte creano più danni che benefici (in questo siamo maestri) e questo va evitato. Anche le cose più semplici possono aiutare: ad esempio autorizzare la cosiddetta ‘casella logistica’ in strada, niente altro che un contenitore protetto dove chi consegna può lasciare la merce (ad esempio pane) approfittando di orari in cui gli esercizi sono chiusi (e il traffico è minore). Per la pubblica amministrazione al convegno erano presenti l’assessore alle Attività Produttive del Comune di Milano, Franco D’Alfonso e quello ai Trasporti della Provincia, Giovanni de Nicola: entrambi sono arrivati un po’ in ritardo (9 minuti il primo, 21 il secondo), ma i loro impegni sono sicuramente tanti e già il fatto di esserci è stato apprezzato.

Cosa può fare il mondo della logistica? Intervenire sui problemi evidenziati prima, lato domanda e lato offerta. Migliorare i propri servizi adottando nuovi strumenti e nuovi mezzi, migliorare l’organizzazione e la gestione manageriale dei trasporti, adottare soluzioni sostenibili dal punto di vista non solo economico ma anche ambientale (di questo a nostro avviso non si è parlato abbastanza) perché, come ha sottolineato l’assessore D’Alfonso: “la logistica dell’ultimo miglio ha anche una componente emozionale e sociale; non è solo un problema ingegneristico e impatta sulla qualità della vita”. Sul fronte ambientale in tema di ultimo miglio Eliana Romano, della camera di Commercio di Milano, ha annunciato il coinvolgimento del Ministro dell’Ambiente Clini e prossime iniziative in questo senso (come il portale dell’Ambiente), a cui AILOG si è detta pronta a partecipare.

La tecnologia può certamente aiutare a migliorare la logistica e a renderla più sostenibile. Angelo Zanotti di OM Still, sponsor dell’evento, ha presentato due nuovissimi carrelli per il magazzino: RX70 a motore ibrido (termico-elettrico) che consuma 1,9 lt/h di carburante anziché i normali 3,5 lt/h; e RX60 a idrogeno che sarà presto sul mercato a emissioni zero. Ha presentato anche FleetManager, un software per la gestione delle flotte dei mezzi in magazzino che con sente di monitorare e tracciare (quindi ottimizzare) tutte le attività.

Anche Marco Piacciafuoco di PTV Group, software house azienda tedesca presente in Italia, ha sottolineato come la tecnologia informatica metta oggi a disposizione strumenti per ottimizzare i trasporti, renderli più sostenibili e a misura di cittadino. Presentando l’ultima soluzione software, PTV SmartTour, ha parlato in questo senso di ‘trasformazione olistica del sistema logistico, delle persone e delle cose’ mediante sistemi che consentono meno chilometri, meno emissioni inquinanti e minori costi.

 

Pubblicato da Michele Ciceri il 5 ottobre 2012