Eccessi alimentari? Sprechi di risorse

Quando parliamo di emissioni nocive di solito immaginiamo le ciminiere industriali, i tubi di scarico delle vetture… nessuno di noi immagina una bistecca! La verità è che le emissioni nocive possono essere associate a qualsiasi cosa che facciamo, dallo shopping alla lettura di questo post! Non c’è scampo… e, mentre aspettiamo che la tecnologia ci fornisca strumenti “carbon neutral”, è necessario abbassare le emissioni nocive tagliando ogni sorta di spreco.

Qualche giorno fa ero al centro commerciale Campania, a Marcianise (CE), è il centro commerciale più grande d’Italia e ospita molti negozi e punti ristoro, tra questi figura Spizzico, mi sono sorpresa quando l’impiegata ha preso una pizza, intera e di bell’aspetto e l’ha gettata nella spazzatura. Incredula, ho chiesto alla donna il motivo di quell’azione e in tutta risposta mi è stato detto “sono stati preparati più di tre ore fa, non erano più freschi”. Insomma, la shelf life di un alimento prodotto da Burger King, McDonald’s, Spizzico o altri franchising di simili è davvero ridotta, se il prodotto è rimane invenduto per qualche ora è considerato spazzatura e gettato via.

Non si tratta di un mero spreco alimentare, ma di un grosso spreco di risorse. In questo articolo non parleremo della fame nel mondo ma di risorse gettate al vento. Per realizzare un alimento, un punto ristoro utilizza costantemente forni, friggitrici e altri strumenti che hanno un forte impatto ambientale, per non parlare delle emissioni legate al trasporto e alla produzione della materia prima.

E’ necessario sviluppare una strategia significativa che sia capace di ridimensionare l’impronta di carbonio prodotta da questo sistema alimentare. In effetti il gestore di un qualsiasi fast food non può sapere quante persone acquisteranno alimenti e soprattutto non può neanche immaginare di quali alimenti si tratterebbe. Allora non c’è soluzione? Si potrebbe sfruttare il buon senso delle persone: se gli utenti prenotano il loro menu in anticipo il ristoratore saprà cosa preparare… l’idea è piuttosto macchinosa ma qualcosa di più efficace arriva da un web toolkit sviluppato negli USA. Si chiama Carbon FOODPrint e mira proprio a ridurre l’impronta di carbonio degli alimenti. Grazie a tale strumento gli chef e i gestori possono creare strategie personalizzate diminuendo la quantità di rifiuti alimentari prodotti. Il programma punta alla gestione ottimizzata delle risorse e tiene conto di tutti i dati circa l’imballaggio, i materiali impiegati, le sostanze chimiche, la provenienza… Il web toolkit analizza i menu, gli strumenti da cucina impiegati, gli impianti installati (ventilazione, lavabi…) e soprattutto, la gestione dei rifiuti.

Pubblicato da Anna De Simone il 9 aprile 2013