Musei sostenibili

I musei sono tra gli edifici pubblici responsabili del maggiore spreco di energia. Negli ultimi anni qualcosa sta cambiando fortunatamente: esempi di musei che si sono convertiti al risparmio energetico non mancano.

L’Hermitage di San Pietroburgo ne è l’esempio, adottando le lampade ad alta efficienza energetica riesce a risparmiare circa il 55 per cento di elettricità.  Nel museo romano Explora sono stati installati due impianti fotovoltaici che producono ogni anno 40mila kWh di elettricità pulita. I tetti del vaticano hanno come ospite gradito il fotovoltaico: la Sala Nervi in Vaticano soddisfa un quarto della domanda energetica dell’edificio grazie a 2.400 moduli fotovoltaici installati sul tetto.

A Rovereto il museo Mart dispone di uno speciale software per il controllo delle luci arrecando un risparmio sulla bolletta elettrica del 25%. A Parigi si trova il Quai Branly Museum, il museo più importante nel mondo dedicato alle arti e alle civiltà primitive di Africa, Asia, Oceania e delle Americhe che perfettamente si integra con la natura.

Il museo è famoso per il grande muro verde che riveste la facciata rivolta verso la Senna.  Si tratta di un muro vegetale di 800 mq con 15.000 piante di 150 differenti specie provenienti da Giappone, Cina, Europa centrale e Stati Uniti.

Non manca il concetto di sostenibilità grazie a un impianto di pannelli fotovoltaici  che rivestono le pareti verticali ed i tetti. La struttura inoltre dispone di sonde geotermiche nel sottosuolo che sfruttano l’inerzia termica del terreno per risparmiare energia per la climatizzazione.

Un museo unico nel suo genere si trova a Torino, il museo della frutta che si trova in un’ala del Palazzo degli Istituti anatomici accanto al Museo di antropologia criminale “Cesare Lombroso” . In mostra è possibile ammirare oltre un migliaio di “frutti artificiali plastici” modellati da Francesco Garnier Valletti a fine Ottocento. Ci sono 56 varietà di albicocche, 9 di fichi, 295  di mele, 501 di pere, 98 di pesche, 70 di susine, 6 di pesche noci, 20 di prugne, 44 di uva, qualche mela cotogna e melograno e ancora ciliegie, fragole, mandarini, aranci, limoni. Non mancano gli ortaggi: 50 varietà di patate, alcuni esemplari di rapa, barbabietola, carota, pastinaca. L’apoteosi della biodiversità!

E sul web?
Qui si trova il primo museo virtuale del riciclo; lanciato su iniziativa di Ecolight dove è possibile visitare virtualmente un patrimonio di oltre un centinaio di opere realizzate da artisti che utilizzano materiali di scarto per le loro creazioni.

Pubblicato da Anna De Simone il 13 dicembre 2012