Fotovoltaico organico: gli sviluppi delle celle trasparenti

fotovoltaico organico

C’è chi lo chiama fotovoltaico organico o chi più semplicemente, fotovoltaico trasparente. E’ il frutto di un’innovazione nata nei laboratori dell’Università Statale del Michigan dove i ricercatori hanno sviluppato un sottilissimo strato di fotovoltaico organico che non altera la luminosità che l’attraversa così da risultare, alla vita, totalmente trasparente.

Il lavoro svolto dai ricercatori dell’Università Statale del Michigan potrà avere enormi ripercussioni a 360° su tutti i mercati, dall’hitech ai trasporti stravolgendo completamente anche il mondo dell’edilizia.

Il fotovoltaico trasparente nella bio edilizia

Nel settore della bio edilizia, le vetrate dei grattacieli, potrebbe trasformarsi in enormi pannelli in grado di generare energia elettrica pulita. Per comprendere l’importanza di questo potenziale risvolto nella bio edilizia, vi basterà pensare agli sforzi che attualmente sviluppatori e aziende stanno mettendo in atto nel settore del BIFV (Building Integrated PhotoVoltaic, fotovoltaico architettonicamente integrato). Inoltre, il fotovoltaico trasparente potrebbe essere introdotte senza problemi anche nelle zone di particolare pregio paesistico.

Il fotovoltaico trasparente nel settore della tecnologia di consumi

Smartphone, tablet, lettori multimediali, consolle portatili e notebook potrebbero autoalimentarsi con l’applicazione di uno strato di fotovoltaico organico direttamente sul display retroilluminato. I dispositivi portatili, così, non avrebbero più problemi di batteria insufficiente.

Il fotovoltaico organico nel settore dei trasporti

L’autonomia delle auto elettriche e l’efficienza dei propulsori ibridi legata all’accumulo di elettricità sono temi scottanti che potrebbero raffreddarsi con l’integrazione di uno strato di fotovoltaico organico sulle superfici vetrate delle autovetture.

Non tutte le superfici vetrate delle automobili sono adatte ad accogliere uno strato di fotovoltaico organico; la superficie più adatta è quella del lunotto che ha l’inclinazione più propizia per accogliere i raggi solari.

I finestrini laterali sono troppo verticali quindi non avrebbero una buona resa in termini di produzione. L’applicazione più immediata che salta in mente è il parabrezza anteriore, in effetti questa superficie sarebbe l’ideale sia per inclinazione sia per l’estensione ma impone alti standard di trasparenza e un’elevata resistenza all’abrasione: gli automobilisti devono poter attivare le spazzole tergicristallo in ogni momento e il fotovoltaico organico potrebbe deteriorarsi nel giro di poco tempo.

Fotovoltaico organico, i limiti

I ricercatori del Michigan hanno ideato molecole in grado di assorbire i raggi ultravioletti o vicini all’infrarosso, quindi fuori dallo spettro delle radiazioni solari visibili all’occhio umano.

Già oggi, sul mercato esistono delle tecnologie analoghe, si tratta di sostanze fotovoltaiche parzialmente trasparenti che però rendono la luce fortemente colorata e quindi non sono adatte per installazioni in ambienti di lavoro o nelle case. Tali pellicole hanno un’efficienza del 7 per cento, cioè riescono a trasformare solo il 7 per cento dell’energia solare in elettricità.

Il nuovo fotovoltaico organico messo appunto presso i laboratori dell’Università Statale del Michigan, presenta un efficienza ancora più bassa ma ha il vantaggio dei essere assolutamente incolore e trasparente. Attualmente questo materiale non è in produzione proprio per la sua bassa efficienza (solo dell’1 per cento), ma i ricercatori vogliono aumentarla almeno fino al 5 per cento.

Con queste percentuali, considerando le ridotte superfici a disposizione sulle autovetture, non si potranno mai ricavare potenze elevate ma si potrà recuperare quel minimo di energia che va a coadiuvare l’efficienza degli accumulatori di bordo.

Pubblicato da Anna De Simone il 1 febbraio 2015