Fotovoltaico da Balcone: 3 cose da sapere prima di acquistare

fotovoltaico balcone

Basta collegare una spina della corrente e promette risparmi fino al 25% sui consumi. Ma è davvero così?

Il fotovoltaico plug-and-play si sta facendo strada in Italia, con diverse aziende che offrono pannelli solari che possono essere facilmente installati dagli utenti. Nonostante non si tratti proprio di una novità assoluta, grazie al clamore mediatico scatenato da alcune trasmissioni televisive e dagli approfondimenti di alcuni quotidiani nazionali, e complice anche il caro energia che ha fatto registrare prezzi dell’energia mai visti prima, è scattata una vera e propria corsa all’acquisto del pannello da balcone.

Tuttavia, prima di lanciarsi ad acquistare il primo prodotto sul mercato, è bene capire come funziona questo impianto, quali sono i costi reali e quali sono i fattori da tenere in considerazione quando si sceglie il pannello migliore per le proprie esigenze.

Come funziona un Pannello Solare Plug&Play

Per comprendere i punti di forza e quelli di debolezza di questa tipologia di impianti, bisogna innanzitutto capire come funzionano. Senza un’infarinatura generale sul principio di funzionamento, si rischia di prendere qualche cantonata o di crearsi false aspettative.

Un pannello fotovoltaico da balcone è, a tutti gli effetti, un micro impianto di generazione da energia rinnovabile, costituito da 4 elementi principali

  • un modulo solare fotovoltaico, opportunamente integrato in un telaio di contenimento, grande più o meno 1,8 mt x 1,1 mt
  • un micro inverter, fondamentale per convertire la corrente continua del pannello in corrente alternata utilizzabile nel circuito
  • un cavo con una spina (shuko o italiana ad L), che dall’inverter deve andare ad una presa di corrente della casa
  • staffe per l’ancoraggio a terra o a parete o sulla ringhiera

Il nome “Plug&Play”, dunque, nasce proprio dall’elemento caratterizzante di questi micro impianti: basta collegare la spina (plug) per entrare in produzione (play).

Nessun collegamento particolare con il quadro elettrico, né tantomeno contatori di produzione dedicati. Basta collegare una spina. Talmente semplice da non sembrare neanche vero.

E’ legale? Cosa prevede la normativa?

Premettiamo subito che questi impianti sono assolutamente legali, a patto di acquistare materiale corredato della dovuta certificazione di sicurezza e di effettuare i pochissimi adempimenti previsti, che descriviamo ora.

La normativa è recente, perché recenti sono questi impianti, e risale esattamente al 2020, quando l’Autorità ARERA con la delibera 315/2020/R/eel ha modificato il Testo Integrato Connessioni Attive (Tica), al fine di semplificare l’iter burocratico per il collegamento in rete di impianti plug and play, con potenza inferiore ai 350 Wp, e per impianti di potenza inferiore agli 800 Wp. Questo intervento normativo, infatti, ha ridotto gli ostacoli esistenti, rimuovendo le procedure autorizzative e introducendo nuove procedure di comunicazione al distributore.

La norma, dunque, introduce una sottile ma importante distinzione:

  • impianti plug and play, quando la potenza è inferiore a 350 Wp
  • mini impianti, quando la potenza è superiore a 350 Wp e inferiore ad 800 Wp

Nel caso di impianti con potenza maggiore di 350 Wp, costituiti solitamente da 2 pannelli solari e 2 micro inverter, la normativa prevede che la comunicazione sia corredata anche dello schema unifilare dell’impianto, compilato e firmato da un elettricista, ad integrazione della dichiarazione di conformità dell’impianto elettrico della casa.

Se si vuole installare più di un pannello, quindi, occorre l’intervento di un elettricista. Se, invece, si installa un impianto plug and play “puro”, non è necessario.

Nessuna Autorizzazione necessaria

In breve, questi impianti non sono soggetti ad alcuna autorizzazione degli enti locali o centrali (ad esclusione degli immobili direttamente soggetti a vincolo paesaggistico da parte della soprintendenza). Basta una comunicazione al proprio distributore, al solo scopo di verificare che il contatore sia di tipo bidirezionale per lo scambio con la rete e per registrare l’impianto nel registro nazionale Gaudì.

Gli adempimenti in Condominio

Un impianto plug and play nasce appositamente per essere installato nell’ambito di appartamenti e condomini, laddove non c’è un tetto a disposizione e sono disponibili solo piccoli balconi e solo pareti esterne.

Nel caso di condominio, è opportuno comunicare preventivamente all’amministratore la volontà di installare questa tipologia di impianti e, laddove il regolamento preveda dei vincoli all’installazione di elementi che vadano a modificare il prospetto della facciata, può essere necessaria l’autorizzazione a maggioranza qualificata da parte dell’assemblea condominiale.

pannello solare balcone

Le cose che devi assolutamente sapere prima di comprare un impianto Plug and Play

Una volta compreso come funzionano questi impianti e cosa serve per collegarli, andiamo ad approfondire 3 aspetti chiave, spesso sottaciuti da chi vende questo tipo di pannelli solari.

La produttività reale di un Pannello da Balcone

Secondo le stime di produttività di un impianto solare plug and play elaborate dal portale Abbassalebollette.it, un pannello solare da circa 300 Wp è in grado di produrre, nell’arco di un anno, in media 400 – 450 kWh di energia elettrica.

In media, quindi, si tratta di poco più di 1,1 – 1,2 kWh al giorno, con picchi di produttività quando le giornate sono più lunghe. Questo valore, che può apparire basso ad una prima analisi, va innanzitutto confrontato con il consumo medio annuo di una famiglia si attesta sui 2.000 kWh annui, che alle quotazioni attuali dell’energia elettrica corrispondono a bollette per un valore medio oltre i 900 euro (considerando oneri, spese di trasporto, accise e imposte varie).

Il pannello, dunque, potenzialmente è in grado di coprire un 20% dei consumi annui della famiglia, garantendo una produttività oltre il 90% per almeno 20 anni.

Tuttavia urge una precisazione molto importante: non tutta la corrente prodotta dal pannello viene autoconsumata e una parte finisce in rete, senza che questa venga retribuita, come invece avviene nel caso di impianti con potenza maggiore. Sempre secondo gli esperti del portale Abbassalebollette.it, la percentuale di autoconsumo può facilmente raggiungere l’80%, modificando le proprie abitudini di consumo e programmando gli elettrodomestici energivori per entrare in funzione durante le ore di esposizione solare.

Concretamente, dunque, il pannello Plug & Play è pensato per coprire il consumo di base dell’abitazione, il cosiddetto base load, e aiutare a coprire parte dei consumi di picco. Non è assolutamente un impianto pensato per staccarsi dalla rete o per azzerare le bollette, ma è un supporto al risparmio.

Fotovoltaico Plug&Play con Accumulo: è possibile?

Una volta compreso che la produzione in eccesso viene immessa gratuitamente in rete, una delle domande più frequenti riguarda la possibilità di accumulare l’energia autoprodotta di giorno per consumarla di notte (o comunque quando serve).

Sempre i tecnici di Abbassalebollette.it hanno dedicato un approfondimento su questo aspetto, chiarendo che l’accumulo non è possibile in una configurazione di tipo Plug & Play. Inoltre, secondo quando si evince dall’analisi, oltre ad esserci un impedimento tecnico, c’è un fattore di antieconomicità: la spesa sarebbe troppo superiore al beneficio ottenuto.
In conclusione, chi vuole un impianto con accumulo, deve necessariamente orientarsi su soluzioni tradizionali, con pannelli fotovoltaici installati sul tetto o sulle pertinenze e una batteria di accumulo dotata di buona capacità, in grado di accumulare sufficiente energia elettrica per coprire i consumi notturni. I costi cambiano notevolmente, ma anche i risparmi crescono molto. Utilizzando, ad esempio, il simulatore online per il fotovoltaico con accumulo presente sul sito www.abbssalebollette.it, diventa facile fare una stima dei tempi di rientro dell’investimento.

I prezzi REALI di un kit fotovoltaico da balcone

L’ultimo aspetto, probabilmente il più importante, riguarda il prezzo di un pannello solare da balcone. Sul web si trovano soluzioni di varie tipologie e dai prezzi più disparati, inclusi impianti da campeggio, dotati anche di accumulo, che vengono “ribattezzati” plug and play e adattati alle esigenze domestiche, pur non avendone i requisiti tecnici.

Pannelli pieghevoli rischiano di non durare abbastanza o di subire danni da parte delle intemperie, bruciando l’investimento. I dispositivi di accumulo proposti sui marketplace (tipo Amazon o Ebay), invece, sono palesemente pensati per il campeggio, per cui la fase di carica e scarica deve essere sempre gestita manualmente, con notevole aggravio nella semplicità di utilizzo di questi impianti.

Per i kit che, invece, nascono come kit fotovoltaici plug and play, i prezzi oscillano tra i 600 e i 800 euro, quanto uno smartphone di fascia media. Occorre dunque prestare attenzione, perché gli stessi kit vengono proposti anche su canali tematici in TV a costi molto maggiorati, che con il pagamento rateale arrivano addirittura a sfiorare i 2.000 euro.

Meglio, dunque, acquistare online, possibilmente su portali che trattano solo prodotti per il risparmio energetico e la produzione di energia da fonti rinnovabili, come il sito https://eshop.abbassalebollette.it, che possono offrire sia il risparmio che la garanzia di un supporto tecnico adeguato ai prodotti che vengono venduti.

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Pubblicato da Matteo Di Felice, Imprenditore e Managing Director di IdeeGreen.it, Istruttore di corsa RunTrainer e Mental Coach CSEN certificato, Istruttore Divulgativo Federazione Scacchi Italiana e appassionato di Sostenibilità, il 6 Dicembre 2022