Celle solari organiche

E’ possibile elaborare celle solari più efficienti e più economiche. La ricerca nel settore fotovoltaico sta maturando grossi frutti e lo studio approfondito sul fullerene potrebbe rappresentare la chiave di volta per la diffusione di celle solari organiche. Le celle solari a base organica non sono una novità ma il grosso limite di questa innovazione risiede nel suo costituente di base, il fullerene, troppo costoso per una diffusione di massa. Approfondire la conoscenza del fullerene ha permesso ai chimici di sviluppare alternative a basso costo.

Le celle solari organiche sono state sviluppate per la prima volta circa 20 anni fa. Fino a oggi sono diversi i miglioramenti apportati e le ultime scoperte dell’Università di Warwick potrebbero essere decisive. Il team di ricercatori dell’Università di Warwick, in Inghilterra, ha messo in evidenza un’importante caratteristica del fullerene. Il fullerene, nelle celle solari organiche, si comporta come un accettore di elettroni, il team inglese afferma che è possibile replicare questa e altre caratteristiche del fullerene basandosi sulla struttura messa in evidenza.

I tentativi precedenti di sostituire il fullerene con altri materiali sono falliti proprio perché i componenti sperimentati non riuscivano a comportarsi da accettore supplementare. Il fullerene può “catturare” elettroni in una grande varietà di stati di eccetazione così da garantire sempre la velocità ottimale e avere un processo ideale di separazione di carica.

Gli scienziati del Warwick hanno dimostrato come una nuova classe molecolare di accettori elettronici può essere facilmente sintetizzata in laboratorio. Aver compreso la struttura che consente al fullerene di operare come accettore di elettroni, significa aver gettato le basi per sviluppare, in termini concreti, dei sostituenti più accessibili.

Gli scienziati hanno già depositato una domanda di brevetto e sono pronti a collaborare con partner commerciali per lanciare sul mercato celle solari organiche di nuova generazione. La ricerca è stata descritta in dettaglio nello studio pubblicato sulla rivista di settore “Advanced Materials“.

Pubblicato da Anna De Simone il 16 dicembre 2012