Inquinamento acustico, la normativa

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L’inquinamento acustico conta su una ben strutturata normativa atta a disciplinare tutti i termini e i limiti assoluti di rumorosità misurata in decibel

Inquinamento acustico, la ricerca e i danni
Già Freud aveva notato che l’inquinamento acustico potesse essere causa di forte irritabilità, egli parlava di “iperestesia uditiva” che si manifesta con una forte insofferenza ai rumori. Casi limite di inquinamento acustico possono portare a danni come la perdita dell’udito, alterazione temporanea di un organo o di un sistema e la cosiddetta “annoyance” che si riferisce a un più ampio spettro di disturbi e disagi che colpiscono la sensibilità del soggetto.

Una ricerca del Centro europeo dell’ambiente di Bonn ha accertato che più del 60% della popolazione urbana europea è esposta a un livello eccessivo di rumore ambientale con valori superiori ai 55 decibel.

Gli effetti dell’inquinamento acustico sono spaventosi: uno studio del Ministero dell’Ambiente olandese i cui dati sono stati diffusi nel corso del 2013 evidenzia che l’inquinamento acustico generato dal traffico causa danni al 44% della popolazione dell’Unione Europea con costi associati per ben 326 miliardi di Euro relativi a spese sanitarie. Le conseguenze negative per la salute accertate riguardano effetti cardiovascolari, disturbi del ritmo sonno-veglia, problemi all’udito con il manifestarsi sempre più frequente del disturbo noto come “fischio all’orecchio”.

Inquinamento acustico, la normativa
Nel 1995, si sentì la necessità di inserire una legge che disciplinasse e fornisse una definizione di quello che è l’inquinamento acustico, così, nell’articolo 2 della legge 447 si legge:

“l’introduzione di rumore nell’ambiente abitativo o nell’ambiente esterno tale da provocare fastidio o disturbo al riposo e alle attività umane, pericolo per la salute umana, deterioramento degli ecosistemi, dei beni materiali, dei monumenti, dell’ambiente abitativo o dell’ambiente esterno o tale da interferire con le normali funzioni degli ambienti stessi”

Potete accedere a tutti i termini della normativa sull’Inquinamento Acustico mediante il nostro File Pdf “Inquinamento Acustico Normativa – legge 447“.

Inquinamento acustico, la scala dei decibell
La tutela dell’ambiente esterno dagli effetti nocivi derivanti dall’inquinamento acustico deve essere realizzata, secondo la normativa vigente e attraverso le seguenti azioni:

  • previsione di specifici limiti di accettabilità di rumore, in termini di valori assoluti di emissione e di immissione di eventi rumorosi nel territorio;
  • stesura di piani di zonizzazione acustica;
  • stesura di piani di risanamento acustico qualora i livelli di rumorosità ambientale superino i suddetti valori limite di immissione e/o di emissione;
  • stesura di piani di azione a breve, medio e lungo termine finalizzati a ricondurre i livelli di rumorosità ambientale a determinati valori ottimali, i cosiddetti valori di qualità.

Vediamo quindi che la normativa sull’inquinamento acustico prevede sei classi acustiche in funzione della destinazione d’uso prevalente di quella zona territoriale e per ciascuna classe acustica fissa i limiti assoluti di inquinamento acustico a loro volta individuati in funzione del periodo di riferimento in due fasce orarie, quella diurna che va dalle 6 alle 22 e quella notturna che si spinge dalle 22 fino alle 6.

La normativa prevede che i limiti di inquinamento acustico siano fissati dai comuni in base alle zone territoriali.

I limiti di inquinamento acustico sono subordinati all’adozione da parte dei Comuni, dei Piani di Zonizzazione Acustica del territorio, al fine di suddividere l’ambito comunale nelle sei diverse zone e ottenere dei valori limite in base all’ambiente caratteristico della specifica zona.

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Pubblicato da Anna De Simone il 23 maggio 2014