Come combattere la desertificazione

Come combattere la desertificazione

A non moltissimi chilometri da noi, c’è una guerra in corso ed è una guerra non tra due eserciti. Si tratta della desertificazione, un fenomeno che ci sta mangiando molte zone verdi, soprattutto in Africa. Ci sono persone che vedono avanzare il deserto in scene che noi pensiamo di poter vedere solo nei film ma purtroppo sono vere. E’ pensando a queste situazioni che ci si chiede come combattere la desertificazione e come farlo in modo efficace, visti tutti i danni che causa, a catena. C’è qualcuno che ha preso a cuore questa causa e si è fatto sentire, non ha vinto purtroppo un Nobel per la Pace, ma il premio Right Livelihood Award, premio per chi “offre risposte pratiche ed esemplari alle maggiori sfide del nostro tempo”. Alcuni lo considerano un Nobel alternativo, perché ad oggi un vero premio Nobel per l’ambiente non esiste ed è un vero peccato. Non voglio aprire qui la discussione ma c’è un forte bisogno di lasciare che il riflettore sia puntato su questi temi e un Nobel, con tutto il carosello che porta con sé, servirebbe molto. Andiamo a conoscere il premiato e vediamo se ci può dare uno spunto interessante anche per la nostra vita quotidiana.



Come combattere la desertificazione: Yacouba Sawadogo

Questo agricoltore del Burkina Faso si è battuto contro la desertificazione del Sahel ed era già stato riconosciuto il suo impegno con il Farmers Friend 2017. Ha quasi 80 anni ma moltissima energia e soprattutto una mente lucida, molto più lucida e determinata rispetto a quella di molti altri. La sua età gli regala una vasta esperienza che lo rende più forte. Si ricorda bene le siccità dei decenni passati e sa che non possono ripetersi, il suo Paese e quelli limitrofi non se lo possono permettere perché desertificazione significa campi e villaggi da abbandonare.

Cosa ha fatto Yacouba Sawadogo per contrastare “il nulla che avanza”? Ha attinto dalla tradizione e ha cercato di migliorare antiche tecniche come quella delle fosse Zai. Durante la stagione secca, nei terreni “ex fertili” ha scavato delle buche riempiendole di foglie, di escrementi animali e di altri concimi che favoriscono la nascita di piante e il riprodursi delle termiti, Perché ci interessano proprio le termiti perché il loro scavare gallerie sotterranee ci aiuta, rende il terreno poroso e quindi in grado di immagazzinare acqua quando arriva la stagione delle piogge. Sempre per trattenere l’acqua, ha realizzato anche dei muretti di pietra.

Tenace, Yacouba è riuscito a convincere un suo collega e unendo le due famiglie è riuscito a realizzare a Gourga, suo villaggio natale, una vera e propria foresta di 50 acri. In questa oasi impossibile, coltiva mais, sorgo e meglio. Il governo purtroppo non ha accolto bene l’iniziativa e ha deciso di espropriare una parte della foresta, sostituendo la foresta con delle case ma il nostro agricoltore continua la sua missione, molti concittadini e non solo lo considerano una guida. La sua storia è stata raccontata anche in un documentario, “The Man Who Stopped the Desert”, realizzato dalla 1080 Films nel 2010 e vincitore di 7 premi cinematografici.

Cos’è la desertificazione

Facciamo un passo indietro, dopo questa storia di lotta e di speranza su come combattere la desertificazione, per capire meglio che caratteristiche ha il fenomeno che Yacouba combatte. Si tratta di un processo climatico-ambientale molto legato con le attività umane che a volte lo innescano, altro lo fanno accelerare. Con la desertificazione comincia a scomparire la biosfera e tutto ci che c’è diventa deserto. E’ un processo irreversibile come potete immaginare, anche se ci sono persone come Yacouba, e lo vediamo in Africa ma avviene anche negli altri continenti. Da un lato c’è un clima che cambia, e diventa sempre più caldo, che non aiuta, ma all’origine della desertificazione c’è la presenza umana che sfrutta in modo intensivo il territorio, destinandolo all’agricoltura oppure a nuovi insediamenti industriali, o per il pascolo.

Oltre all’Africa, continente più colpito l’Africa, con due terzi delle terre coltivate a rischio, sono molto coinvolti anche altri continenti come l’Asia, l’Oceania e l’America meridionale. L’Europa e l’America settentrionale si possono ritenere meno a rischio. Oggi sul pianeta ci sono almeno la metà delle terre emerse che sono a rischio, perché già aride e secche, e spesso si trovano tra i tropici e le basse latitudini medie.

Come combattere la desertificazione

La nostra zona mediterranea è a rischio in particolare a causa di uno sfruttamento non sostenibile delle risorse naturali. Pratiche agricole non conformi, spreco di acqua, abbandono dei campi da parte di molte persone che hanno scelto la città, lasciando la loro terra in balia di un deserto che non vede l’ora di trasformarle.

Nulla a che vedere con i livelli dell’Africa ma anche l’Italia ha i suoi problemi. Più del 50% del territorio è stato considerato potenzialmente a rischio, le regioni più colpite sono la Sicilia, Sardegna, la Calabria, la Basilicata, la Puglia e la Campania. Il 4,3% dell’intero territorio italiano (1,2 milioni di ettari) è già sterile mentre il 4,7% (1,4 milioni di ettari) ha già subito fenomeni di desertificazione. Il problema di come combatterla, resta.

Pubblicato da Marta Abbà il 17 Ottobre 2019